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Fotografia naturalistica: fino a dove è lecito spingersi?

fotografia natura deontologia

  • Per cortesia connettiti per rispondere
32 risposte a questa discussione

#1 Raffaele Pantaleoni

Raffaele Pantaleoni

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Inviato 29 aprile 2013 - 09:47

Ripropongo un quesito molto interessante nato su Nikonland Fotografi ma che lì è anche morto quando è stata chiusa la sezione. Il quesito aveva sviluppato una sana ed interessante discussione riguardo la fotografia naturalistica. Non ricordo l'incipit in maniera precisa, ma aveva a che fare con la liceità di cosa si è disposti a fare o non fare per ottenere la fotografia che si desidera scattare da tanto tempo o del soggetto che non si riesce proprio a fotografare come lo si vorrebbe.

 

Voi cosa siete disposti a fare o non fare per scattare la fotografia che vi fa penare o che invidiate al vostro fotografo preferito?

 

Create le situazioni o aspettate che tutto si svolga sotto i vostri occhi?

 

Vi muovete con un carico di attrezzatura da far impallidire quella usata per il D-day o preferite portare il minimo indispensabile e specifico?


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#2 Lieve

Lieve

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Inviato 29 aprile 2013 - 09:58

Punti di vista ... senza parole :

 

 

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Photographers.DragonRun.3.11.12.derekstoner-257.jpg

 

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:bigemo_harabe_net-03:


per me post-1-0-10355500-1498806984.jpg non è solo uno slogan !


#3 Silvio Renesto

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Inviato 29 aprile 2013 - 10:48

:)

 

Bel quesito e bella la serie di immagini di Rudolf.

 

Il quesito di Raffaele secondo me è duplice. Lui chiede cosa si è disposti a fare per ottenere la foto e cita creare situazioni o aspettare che si svolgano.

Questo è un aspetto importante, e ne discuto volentieri per quanto la mia esperienza non è enorme.

La "situazione" si crea molto spesso. Io non credo di esagerare se affermo che oltre  l'80% delle BUONE foto di passeriformi ad es. implica la gestione di mangiatoie, creazione di capanni e così via dai livelli più semplici ai più sofisticati, in modo da attirarli in gran numero e vicino, avere il bel posatoio, lo sfondo privo di elementi di disturbo e così via.

Se mi siedo fra i cespugli ed aspetto che i passeriformi vengano da me... casi fortuiti a parte, sono di solito destinato ad aspettare a lungo (o a fotografare puntolini). Non per niente la creazione di minioasi gestite sta diventando un piccolo business, visto che non tutti abbiamo a disposizione un pezzetto di bosco dove mettere mangiatoie e capanno.

Per altri soggetti può essere abbastanza fruttuosa la ricerca delle località "giuste" e successiva mimetizzazione incapannamento in loco (ardeidi, limicoli, gruccioni ecc.).

Insomma a parte alcune tipologie di luoghi o di soggetti, un minimo di preparazione ci vuole.

Allo scoperto (la cosiddetta fotografia vagante) si possono fare buone cose, ma molto più raramente.

 

L'altro aspetto del cosa siete disposti a  fare considera l'impatto del fotografo. Legato al primo, volendo. L'ideale, mi ripeto, è quello che scrisse Domenico Ruiu, un maestro, riguardo ai suoi rapaci, ossia che i soggetti vivano la presenza del fotografo nella più totale indifferenza, come se non ci fosse.

L'ideale è difficile da raggiungere. Anche solo all'arrivo dell'auto gli ardeidi spesso si involano infastiditi, consentendoci delle  riprese dinamiche, ma in termini umani siamo dei rompi...  . L'obiettivo rimane l'indifferenza, ma se non lo si riesce a raggiungere, almeno si deve cercare di minimizzare l'impatto in modo che non arrechi alcun danno temporaneo o permanente.

Qui mi viene da citare Moose Peterson nikonista d'eccezione che intitolava i suoi seminari "walking softly" (camminare con leggerezza) e aveva come motto "nessuna foto vale la sofferenza del soggetto"

Quindi niente foto ravvicinate ai nidi dove come minimo si causerebbe stress e nella peggiore ipotesi i genitori abbandonerebbero la covata, niente foto che porterebbero entusiasti poco preparati a devastazioni di nidi e/o aree di alimentazione. In macro niente refrigerazione spray e niente  plamping sconsiderati (accettabili quelli fatti con metodo e conoscenza della  capacità di recupero dei soggetti). Insomma se firmiamo una petizione contro la caccia poi non possiamo trasformarci in degli Attila della Domenica per portare a casa le foto.

 

Ultimo punto, e ritorno a quanto scritto da Raffaele sul cosa siamo disposti a sobbarcarci... ci sarebbe da scrivere un libro umoristico.

Uno dovrebbe portarsi quello che serve secondo le necessità e il livello di impegno dell'escursione. Spesso però la volontà di ostentazione porta a effetti comici, (versione fotografica di  "ho la Ferrari"), in questo senso Torrile era il massimo dalle mie parti, gente vestita da Desert Storm con carrelli per portarsi dietro ... obici a lenti, che andavano ad ammassarsi nei capanni con feritoie più strette del diametro dell'obiettivo... fra incroci di treppiedi, gomiti e  gambe, su panche soggette a fenomeni sismici continui...

Oppure di gente che muore di fatica sotto il peso di attrezzature monumentali, per cui quando arriva sul sito non è più in grado di fotografare.

Ho incontrato in Val D'Aosta fotografi che avevano ottenuto buonissime immagini di camosci in quota perchè si  erano portati il Sigma 120-400/150-500 OS e basta.

Galen Rowell, grande paesaggista e fotonaturalista nelle sue escursioni e nei workshop stupiva tutti perche andava con una nikon FG ed un corredo ridotto, perchè se lo doveva portare appresso tutto il giorno.

Per cui... io non avendo ottiche pesanti non ho il problema, se ne avessi, valuterei la situazione: se scatto da postazione fissa e vicina al mezzo di trasporto, allora porterei di tutto, o se invece devo percorrere molta strada starei leggero.

Ho notato su me stesso,  non so se valga anche per  altri, una proporzione inversa fra il numero di obiettivi che mi porto e la quantità di  foto che scatto. Le ridondanze rallentano e intanto che decidi i soggetti se ne vanno.

;)

Ciao,

 

                                                               Silvio

 

 

PS il discorso può essere anche molto più complesso, se si prendono in esame le motivazioni (estetica, documentazione, ricerca). Vediamo come si sviluppa.

PPS. Come sta scritto in una foto messa sopra da Rudolf, è mia ferma convinzione la foto di natura dovrebbe essere un immagine di un evento reale, quindi niente Frankenstein digitali, (nel senso di soggetti/situazioni  creati  o alterati  digitalmente al di là di quello che è ottimizzazione. Anche questo è un discorso che si presta a sviluppi, ma credo ci sia già da qualche parte un topic in merito.



#4 Raffaele Pantaleoni

Raffaele Pantaleoni

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Inviato 29 aprile 2013 - 11:17

Come sempre l'intervento di Silvio è ponderato, equilibrato e fondamentalmente condivisibile. Io, da pragmatico talebano quale sono :rolleyes: , ho una visione molto più radicale e assolutamente non invasiva di fotografia naturalistica. Forse dipende dalle aspettative che si hanno e di quale sia la smania di portare per forza lo scatto a casa. Come dissi nell'altro thread, ho avuto una forte delusione quando ho scoperto che molte delle fenomenali foto che vedevo passare in un sito di macrofotografia (principalmente rivolta ad insetti) erano frutto di preparazione forzata e di spostamenti coatti di posatoi e soggetti. Vedere quelle foto era un enorme stimolo per tendere costantemente a livelli qualitativi più elevati. Scoperto il trucchetto, ho cominciato a guardare con occhi diversi alcune mie foto che in assoluta autocritica avevo scartato e/o sminuito. Il mio approccio alla fotografia naturalistica è di assoluto rispetto, non mi piace forzare gli eventi; il che mi porta molto (MOLTO) spesso a tornare a casa a mani vuote o con foto di puntolini come dice Silvio. :) E per lo stesso motivo ho un enorme rispetto ed ammirazione per chi riesce a fare quelle foto senza scorciatoie. Perdonate la franchezza!

Per quanto riguarda l'attrezzatura non sono in possesso di obici, ma tendo comunque a portare solamente tele e macro oltre al treppiedi. Esco però vestito come un marine... :lol: :rambo:

 

Ciao.

Raffaele


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#5 Silvio Renesto

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Inviato 29 aprile 2013 - 11:56

Immaginavo questa tua risposta (anzi, la ricordavo)  e per questo ho aggiunto il primo Post Scriptum. Alla base delle scelte c'è la motivazione.

Ognuno ha la sua.

Come scrive Rudolf (accidenti, oggi sono malato di citazionismo!!) in altro contesto, seguire il cuore è ciò che importa.

Visto che almeno per noi non è questione di sopravvivenza, perchè scendere a compromessi?

Se quello è ciò che cerchi, fai bene.

Ciao,

 

                                                  Silvio



#6 Raffaele Pantaleoni

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Inviato 29 aprile 2013 - 13:26

Immaginavo questa tua risposta (anzi, la ricordavo)  e per questo ho aggiunto il primo Post Scriptum. Alla base delle scelte c'è la motivazione.

Ognuno ha la sua.

Come scrive Rudolf (accidenti, oggi sono malato di citazionismo!!) in altro contesto, seguire il cuore è ciò che importa.

Visto che almeno per noi non è questione di sopravvivenza, perchè scendere a compromessi?

Se quello è ciò che cerchi, fai bene.

Ciao,

 

                                                  Silvio

Sono d'accordo. Non volevo spostare il discorso su di me, nel modo più assoluto. Mi piace capire come gli altri vivono, sentono la natura e la fotografia. Ho il forte sospetto (per non dire la certezza) che per molti sia, oltre che lo sfoggio di attrezzatura, solamente il mero portare a casa uno scatto, costi quello che costi. Altrimenti non so spiegarmi perché mentre cercavo di seguire e fotografare il corteggiamento rituale degli svassi il fotografo che era insieme a me nel capanno inveiva sfoggiando un repertorio alquanto pittoresco di improperi e bestemmie varie ad ogni movimento non apprezzato degli svassi o ad ogni scatto venuto male. Non sto facendo il moralista, lungi da me, ma, e forse qui devo convincermi di essere un po' troppo rigido nelle mie posizioni, la mia idea di osservazione e fotografia naturalistica implica concentrazione, silenzio, rispetto e al massimo due chiacchere a voce bassa.

Venendo a noi: Silvio tu hai fatto qualcosa come 500km per venire a fotografare la Lindenia tetraphylla, senza se e senza ma, senza scorciatoie ne trucchi. Ecco, questa è fotografia naturalistica. Almeno per come la intendo io... ;)  E, anche se non ti conosco di persona, non mi sembri proprio il tipo di persona che se si fa sfuggire l'attimo o sbaglia la foto comincia a dimenarsi e ad imprecare... :lol:

 

Ciao.

Raffaele

 

P.S.:Purtroppo per me sono un idealista inguaribile... non ci fate troppo caso. ;)


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#7 Silvio Renesto

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Inviato 29 aprile 2013 - 13:30

la mia idea di osservazione e fotografia naturalistica implica concentrazione, silenzio, rispetto e al massimo due chiacchere a voce bassa.

 

 

Anche la mia ...

e hai ragione, non mi dimeno né impreco, anzi a volte sono così "rapito" da certi soggetti che quasi mi dimentico di fotografare.



#8 Raffaele Pantaleoni

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Inviato 29 aprile 2013 - 13:42

Dopo questa interessantissima chiaccherata a due... aspettiamo altre opinioni dai MOLTI  :P  fotonaturalisti che vagano su Nikonland... mica sarete tutti migrati, vero? :rolleyes: :lol:


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#9 GCiraso

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Inviato 29 aprile 2013 - 18:31

Mi accodo volentieri alla discussione, appena rientrato dalla Fnlandia, dove tra l'altro c'era anche Max Vignoli.

La cosa indispensabile è non disturbare gli animali, o almeno cercare di farlo il meno possibile. Poi si può discutere su tutto. Io ad esempio non vedo nulla di disdicevole nell'alimentare gli animali, purchè non si abituino troppo all'uomo ed ad esserne dipendente. 

Un nido abbandonato non vale la più bella foto del mondo, come un fake fatto con photoshop è del tutto inaccettabile, eppure c'è chi lo fa e riceve encomi e congratulazioni. 

Io non ho il vero verbo, ma penso che il fotografo naturalistico debba fare di tutto per essere meno invasivo possibile, assolutamente rispettoso degli animali e del loro territorio, in cui il fotografo è ospite e non proprietario. Prima naturalista e poi fotografo. La settimana appena passata in Finlandia c'erano situazioni in cui fotografare era impossibile per via della scarsa luce notturna, ma lo spettacolo degli orsi era bellissimo lo stesso e l'emozione di vedere questi animali nel loro ambiente ugualmente soddisfacente.

Chi fotografa con me lo sa, io perdo volentieri una foto se penso che l'animale venga disturbato da me, per il resto ben vengano posatoi, mangiatoie e compagnia cantando, ma ripeto fino allo stordimento che l'animale va rispettato al massimo e disturbato meno possibile, tutto qua.

 

Giovanni


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#10 Bruno Mora

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Inviato 29 aprile 2013 - 22:35

Dico la mia; la fotografia deve essere a impatto zero con l'ambiente, ma ben so che la presenza antropica, seppur discreta, è avvertita dall'animale in ogni caso.

Ritengo un successo quando l'animale mangia, gestisce la propria pulizia o addirittura si accoppia, sono tutti casi in cui la mia presenza, magari notata, non ha prodotto il minimo fastidio.

Allora si ottengono le foto milgiori, con i soggetti sospettosi questo non riesce.

sono d'accordo con i posatoi, le mangiatoie, non sopporto l'uso dei richiami perchè mettono in allarme le specie, e le obbligano a compiere spostamenti faticosi per venire a controllare, ad esempio, il territorio (vedi martin pescatore).


Bruno

 Il problema dell'umanità è che gli stupidi sono strasicuri, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi.

 

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#11 Silvio Renesto

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Inviato 30 aprile 2013 - 07:56

Concordo, i richiami è provato che sono fonte di stress.



#12 Valerio Brùstia

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Inviato 30 aprile 2013 - 10:32

Riprendo la domanda iniziale di Raffaele.

Io tendo a portare con me il massimo che mi posso caricare, cercando un equilibrio tra carico, il mio sforzo "disponibile" (se non sono in forma è un delirio) e l'escursione da affrontare.

Il mio approccio è assolutamente contemplativo. Mi scelgo un posto più o meno promettente, mi metto comodo e mi nascondo meglio che posso. E aspetto.

Funziona? Certo, sempre, perché sto in luoghi dove i soli suoni che ascolto son quelli del bosco e mi godo la pace (apparente) che mi circonda.

Ah, dimenticavo, talvolta faccio anche qualche foto.

 

A parte le battute, davvero il 90% delle mie osservazioni sono uditive e non c'è da annoiarsi perché quei suoni sono una continua sollecitazione all'attenzione. Un capriolo al pascolo è silenziosissimo e quel "crach" debole alle spalle potrebbe essere l'unico segno della sua presenza. Lo scoiattolo rosso fa molto più baccano. Molto spesso non riesco a fotografare un tubazzo, ma vogliamo mettere il brivido dei tarsi (perchè solo quelli vedevo) delle zampe di un cenerino a 1 ...1.50 m dalla mia capoccia??


Valerio Brustia


#13 Raffaele Pantaleoni

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Inviato 30 aprile 2013 - 10:54

Molto spesso non riesco a fotografare un tubazzo, ma vogliamo mettere il brivido dei tarsi (perchè solo quelli vedevo) delle zampe di un cenerino a 1 ...1.50 m dalla mia capoccia??

In pratica avresti potuto fare una foto tipo questa...  :bigemo_harabe_net-03: Elliott_Erwitt_USA_New_York_1974_Felix_G


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#14 Francesco64

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Inviato 30 aprile 2013 - 11:49

Mi piace fotografare gli animali nel loro habitat naturale. Per me l'ideale e' una caccia vagante senza creare disturbo, nell' attesa dell'incontro giusto.

E' un ottimo modo per fare poche foto valide, e spesso in lontananza. Ma dipende dal luogo. Ci sono posti in cui gli animali sono piu' abituati alla presenza dell'uomo e meno diffidenti. Ho avuto delle grandi soddisfazioni in Yosemite coi cervi e gli scoiattoli solo andando in giro nel bosco per i sentieri.

Quando posso uso la macchina come nascondiglio, a volte i capanni. Non mi piace usare esche, anche se in alcune occasioni l'ho fatto. Alla fine in queste condizioni ho ottenuto dei buoni scatti ma come dicono a Napoli "non c'e' sfizio". Troppo facile. Con questo non sono contrario, a patto che non si mettano pettirossi e cince all'ingrasso. In certe zone dal clima particolarmente rigido le associazioni ambientaliste piazzano mangiatoie per l'inverno e chiedono di farlo a chi ha un giardino.

Sono anni che medito anche di creare un "set" in giardino ma , pigrizia a parte, credo che dopo tre o quattro sessioni sarei gia' stufo.

Poi c'e' anche chi fa foto straordinarie a Sant'Alessio e al Bayerische Wald. Ci sono stato, ho fatto buone foto ma non ho nessuna voglia di tornarci. Non e' foto naturalistica.

Ammiro moltissimo chi si imbosca per ore in attesa dell'incontro giusto, per questo mi manca decisamente la pazienza.

 

Ovviamente no ad ogni pratica che disturbi la fauna, senza parlare delle mistificazioni come lupi ammaestrati o puma presi a noleggio e spacciati per selvatici...



#15 Valerio Brùstia

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Inviato 30 aprile 2013 - 12:00

Si Raffaele Esattamente! Se non avessi fatto l'errore di spostare leggermente il tele. Se ne è accorto subito e s'è dato.

 

Francesco va che di pazienza mica ne serve!! Sta tranquillo che se impari ad ascoltare  hai veramente poco da rilassarti

 

ciao


Valerio Brustia


#16 Valerio Brùstia

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Inviato 30 aprile 2013 - 13:12

Infatti Agostino,

non è caccia

 

ciao


Valerio Brustia


#17 GCiraso

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Inviato 30 aprile 2013 - 13:16

Lasciamo stare la caccia, grazie :)


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#18 Raffaele Pantaleoni

Raffaele Pantaleoni

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Inviato 30 aprile 2013 - 13:27

Francesco non è facile come sembrerebbe. Nonostante le mangiatoie i passeracei sono sempre e cmq allo stato naturale, difficilmente rimangano li se ti fai notare ;)

 

 

Devo contraddirti Agostino,  da un paio di anni durante l'inverno mettiamo del mangime per gli uccelli sul balcone della cucina. Il balcone è largo appena 1,60m e la "mangiatoia" (un semplice sottovaso) è proprio dinanzi alla finestra che dà sul balcone. Beh ti posso assicurare che dopo un po' si abituano al nostro andirivieni di normale famiglia che usa la cucina (siamo in 4) e a parte i passeri italici e il picchio muratore (che si è visto fugacemente solo per 3 volte), gli altri (codirosso, cinciarelle, cince) ti guardano solamente di striscio e continuano imperterriti a mangiare! Le bimbe hanno soprannominato il codirosso "nerino" per quanto spesso e a lungo rimaneva anche se osservato! Un paio di volte mi sono steso sul pavimento della cucina con il treppiedi aperto e il 400 montato... anche i passeri mi hanno ignorato in totale indifferenza... :D

 

Ciao.

Raffaele


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#19 Valerio Brùstia

Valerio Brùstia

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Inviato 30 aprile 2013 - 13:38

Sì Giovanni,

va diciamolo una volta per tutte.

Vogliamo togliere dal nostro vocabolario fotografico la parola CACCIA?

Non è che voglio fare l'integralista talebano. No, se ci pensate un attimo quella parola non centra un bel nulla con il fotografare, e mal si presta a descrivere l'osservazione dei selvatici, e il conseguente click, anzi la serie di click con cui cerchiamo di salvare su file il bello di sto cribbio di mondo.

Storicamente l'associazione più vecchia d'Italia che si occupa di fotografia della natura si chiama Società Italiana di Caccia Fotografica. Ma è un retaggio antico, oggi veramente stridente. Non me ne vogliano gli amici di Legnano, a cui va da sempre tutta la mia stima, mi rendo conto che dopo 40 anni cambiare quel nome sarebbe un po' come cancellare la propria storia, quindi lascerei solo a loro l'uso improprio di quella parola, una sorta di eccezione a conferma di regola.

ciao


Valerio Brustia


#20 VonGheller

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Inviato 30 aprile 2013 - 15:36

Non sono un fotonaturalista, o meglio non sono quello che mi si dice sia un fotonaturalista. Un fotonaturalista sarebbe meglio identificato nel nome di "naturalistafotografo", ovvero si tratta di un appassionato di natura che usa la fotografia come mezzo di identificazione e documentazione. Ho un amico che può definirsi fotonaturalista e davvero sento di non potermi "fregiare" del termine. A me interessano principalmente le foto, poi ci aggiungo il fatto che da bambino ai cartoni animati preferivo i documentari di Piero Angela ed ecco perchè la natura è un soggetto che mi attira parecchio.

 

Sarei disposto a lunghe camminate, estenuanti appostamenti e giornate spese nello studio del territorio che ospita il soggetto che inseguo, niente di più. Niente appostamenti in prossimità di tane o nidi, al massimo mangiatoie con posatoi. Dalle mie parti c'è un posto dove "foraggiano" il martin pescatore e con 20€ te lo mettono a 5m di distanza da poterlo fotografare con il cellulare se si volesse... ho atteso 2 anni prima di fotografare il mio primo esemplare e l'emozione me la ricordo ancora.

 

Cosa sono disposto a fare per fotografare il mio soggetto preferito? Non lo sò, di sicuro non sono disposto a rinunciare al piacere di sudarmi lo scatto e di gustarmi l'attesa di quel momento. ;)


Cordialità, Enrico.

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