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[test] PN11 un "tubo" che vale

Inviato da Silvio Renesto , 08 agosto 2012 · 4469 visualizzazioni

accessori

Nella ahimé mai aggiornata serie di macro accessori Nikon spicca un tubo di prolunga pressochè unico sul mercato, il PN11.
Perchè unico?
Perchè oltre ad essere uno dei tubi più lunghi, con i suoi 52,5mm, (il Kenko più lungo, nelle sue varie incarnazioni e brand arriva a 36mm) è l'unico con un attacco ruotabile per il cavalletto. John Shaw nella sua "Guida completa alla macrofotografia" (Ed. Reflex) si meravigliava che nessun altro produttore abbia mai pensato ad un tubo di questo genere

 

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Ecco qui il mio nuovo/vecchio PN11

 

In realtà come forse tutti sanno, il PN11 nasce come "complemento" del 105mm f4 micro nikkor, per consentire a quell'obiettivo di raggiungere il rapporto di riproduzione di 1:1.

 

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Il 105 f4, da mir.com

 

L'ottica ci insegna che i tubi di prolunga aumentano il tiraggio (grossolanamente, distanza fra obiettivo e piano pellicola/sensore), ed in questo modo diminuiscono la distanza minima di messa a fuoco, consentendo di avvicnarsi maggiormente al soggetto in modo da aumentare il rapporto di riproduzione. Aumentando il tiraggio si perde però la messa a fuoco all'infinito o anche alle distanze medio lunghe, dipende da quanto allungamento si aggiunge.

 

Il rapporto di riproduzione ottenibile con un dato tubo di prolunga dipende dalla lunghezza del tubo e dalla lunghezza focale dell'obiettivo.
Con l'obiettivo focheggiato all'infinito basta dividere la lunghezza focale dell'obiettivo per la lunghezza in mm del tubo, ad es con un 200mm focheggiato all'infinito e un tubo da 5cm si ottiene un rapporto di di ingrandimento di 1:4 (200:50 = 4). Passando da infinito alla minima distanza si ottiene ancora di più come ingrandimenti. Ovvio quindi che il potere di aunentare il rapporto di riproduzione di un tubo è inversamente proporzionale alla focale dell'obiettivo su cui è montato. Con un 50mm si ha già l'1:1 (50:50 = 1) con l'obiettivo focheggiato ad infinito. Per contro più corto è l'obiettivo, più vicino si dovrà focheggiare. Con un grandangolo molto spinto si potrebbe avere il punto di fuoco "dentro" l'obiettivo. Infatti nelle istruzioni del tubo Kenko af da 25mm c'è scritto di non usarlo con focali da 24 mm o inferiori.

 

 

Questo spiega la strana lunghezza del PN11: 52,5 è la metà di 105, montando il PN11 sul 105 focheggiato all'infinito si raggiunge un rapporto di riproduzione di 1:2 (105:52,5 = 2), ossia 1/2 del reale. Dato che il 105 raggiunge di suo il rapporto 1:2 alla minima distanza, se gli aggiungo il PN11 si ha la somma 1/2 + 1/2 = 1, cioè 1:1, ossia grandezza naturale (perlo stesso motivo il PK13 è lungo 22,5 cm circa, cioè la metà di 55, infatti il PK13 era l"accessorio" del 55 micro nikkor).
Dato che il 105 f4 micro non era If, raggiungeva il rapporto di riproduzione di 1:2 mediante il solo allungamento, per cui aumentavano molto le dimensioni, montandogli poi più di 5cm di tubo PN11, l'allungamento finale era sensibile, rendendo il complesso fotocamera + obiettivo + tubo piuttosto sbilanciato e quindi a rischio di vibrazioni. Un tubo con un anello di attacco per il cavalletto era di grande utilità nello stabilizzare l'insieme. Tra l'altro, ruotandolo si hanno dei blocchi, dei "click", ogni 90° di rotazione, in modo da poter orientare in verticale con esattezza il complesso.
Ovviamente come tutti i tubi di prolunga e al contrario delle lenti addizionali, il PN11 non compromette la qualità ottica dell'obiettivo, ma sottrae luce, i 52mm del PN11 corrispondono ad una perdita di circa 2 stop, influendo sui tempi di ripresa e a volte rendendo non molto agevole la messa a fuoco.
IL PN11 ha continuato la sua gloriosa carriera anche con il micro nikkor 105mm f2.8 Ai-Ais, con il quale permetteva di superare leggermente il rapporto di 1:1 per via dell'inizio (impercettibile allora) dell'esecrabile trend alla riduzione della focale effettiva, in quanto il 105 f2.8 era qualcosa di meno di 105 alla minima distanza, circa 90mm.

 

NOTA: l'ho già scritto altrove, ma può essere utile ricordarlo: per sapere quanto è la focale effettiva di un obiettivo ad una data distanza, si divide la distanza in mm per (1/R +R +2) in cui R è il rapporto di riproduzione espresso in percentuale. per cui se un obiettivo arriva a 1:1 basta dividere la distanza per 4, se arriva ad 1:2 si dividerà per 4,5. Non è una mia invenzione, il mio collega (nel senso di docente universitario) Riccardo Polini, nel suo sito ha tutta una trattazione (scaricabile) sulla macro con tante formule (lui, al contrario di me, viene dalle scienze "hard" cioè chimica, fisica e matematica) che potete meditare.
I più moderni micro nikkor 60mm Af e 105mm Af raggiungono da soli il rapporto di 1:1 senza tubi, quindi senza eccessiva perdita di luminosità ma, nel caso dei 105mm si ha una discreta riduzione della focale effettiva (ad es. il nuovo 105 f2.8VR a 1:1 scende leggermente sotto gli 80mm, 77,5 precisamente) per cui il PN11 sembrerebbe destinato a cadere nell'oblio. Tra l'altro non è compatibile nè col 105 VR nè col 60 AfS in quanto ottiche G, senza ghiera dei diaframmi.

 

Può perciò soprendere che invece di far parte solo dell'antiquariato, il PN11 sia ancora piuttosto ricercato nel mercato dell'usato (nuovo ha prezzi fuori da ogni logica) non solo da nostalgici e collezionisti, ma anche da chi come me intende fare uso di quel che compra. Infatti ne ho appena acquistato uno alla metà del prezzo a cui si trova di solito in giro.
Io ho il 105 VR e il 200 micro AfD, che me ne farò mai del PN11?
Chi se ne intende un po' di fotografia ravvicinata avrà già capito che non intendo usarlo su quelle ottiche, a parte il fatto che sul 105VR nemmeno si può, sul 200 supererei sì un poco il rapporto di 1:1, ma raramente mi interessa farlo e poi sarebbe a scapito di due stop di luce in un'ottica che alla minima distanza ha un diaframma effettivo di 6 e qualcosa se non ricordo male. Non impossibile, ma nemmeno facile focheggiare con un mirino così scuro.
Come John Shaw e altri (modestamente!) l'ho preso per usarlo sui tele in modo da ottenere rapporti di riproduzione maggiori senza avvicianrmi troppo.
Nella Guida che ho citato prima, Shaw lo mostrava montato sul 180 f2.8 Ais ED per arrivare a 1:3 (il 180 Ais ED da solo arriva a 1:7,5 circa).

 

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Il PN11 fra la D800 e il Sigma 400mm f5.6 Af APO MACRO.

 

Con i tele quasi macro come il Nikon 300 f4 AFS, il Sigma 300 F4 Apo Macro o il Sigma 400 f5,6 Apo Macro, che arrivano a rapporti di riproduzione fra 1:4 (nikon) e 1:3 (i due Sigma), il PN11 consente prestazioni ancora più interessanti. Ad es con il 400 Sigma Apo Macro posso avvicinarmi fino a 1,3m dal soggetto (la distanza minima sarebbe 1,6m) raggiungendo un rapporto di riproduzione di 1:2 ad una distanza di assoluta sicurezza per la maggior parte dei soggetti di questo tipo di fotografia, che altrimenti potrebbero fuggire (o pungermi/mordermi ed altre cose moleste). In più ho uno sfondo "da tele", omogeneo e sfuocato quel che serve.

 

Non solo, montando il PN11 posso ingrandire anche senza avvicinarmi. Come ho già descritto altrove, gli obiettivi IF diminuiscono la focale effettiva alle brevi distanze (ad es. il 300 f4 AfS è circa 240mm effettivi a 1,5m). Il 400 Sigma a 1,6m è circa 300mm di focale effettiva Montando il PN11 sul 400mm senza avvicinarmi ulteriormente, per avere il soggetto a fuoco devo ruotare la ghiera verso distanze maggiori, riducendo così di meno la focale effettiva, per cui ho un ingrandimento maggiore. A occhio, aggiungendo il PN11 al 400mm Sigma e restando alla minima distanza (1,6m) ho un ingrandimento simile a quello che otterrei montando un 1.4x, senza introdurre lenti che possono abbassare la qualità di immagine. Parto da un diaframma effettivo pari a f11, ma a distanze di 1,5-2m è più facile che ci sia luce sufficiente per mettere a fuoco a mano.

 

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Il mio "gnomo da test" inquadrato con il 400 Sigma distanza 1,6m circa. Focale effettiva 300mm.

 

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Stessa distanza aggiungendo il PN11. L'obiettivo ridiventa un 400mm e si vede.

 

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Il 400mm Sigma con il PN11 avvicinandomi fino alla minima distanza consentita (circa 1,3m) Rapporto di riproduzione circa 1:2

 

Misuronicamente parlando ecco qui qualcosa di più preciso:

 

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Di nuovo il 400 sigma da solo a 1,6m, con il PN11 sempre a 1,6m e con il Pn11 a 1,3m.

 

Rispetto alle alternative nel campo dei tubi di prolunga, che si riducono praticamente al set di tubi Kenko nelle loro varie versioni e marchi, il PN11 ha qualche vantaggio e degli innegabili svantaggi.
Il vantaggio è che è "di ferro", o meglio alla romana, "de fero", robustissimo e in un pezzo unico, mentre i kenko sono plasticosi, occorre montare due tubi (più innesti uguale più giochi,vibrazioni) per ottenere la stessa lunghezza e sono privi dell'anello per il cavalletto.
Gli svantaggi sono che ... è in un pezzo unico, quindi se servono meno mm... ci vuole un altro tubo, e che è Ai, niente af nè contatti elettrici, per cui niente autofocus (la cosa non mi disturba più di tanto), è incompatibile con le reflex digitali entry level (nemmeno questo mi disturba) e non si può usare con le ottiche tipo G (i Kenko invece sì) perchè con quegli obiettivi non è possibile regolare i diaframmi meccanicamente; questo sì mi disturba, perchè restringe il campo di utilizzo ai soli obiettivi che conservano la ghiera dei diaframmi, che purtroppo sembrano una specie in via di estinzione.
Un vero peccato, perchè il PN11 usato con un 300 f2.8 AFS VR o un 400-500 sempre VR permetterebbe di guadagnare quel qualcosa nelle distanze che sarebbe davvero utile per fotografare rettili, grossi insetti ecc. con ottiche di qualità stratosferica.
In rete girano esempi di PN11 elettrificati da gente ingegnosa che ha aggiunto dei contatti cannibalizzati, ad es proprio dai tubi kenko, trasformando il PN11 in un PN11 AFs-G (in grado di mettere a fuoco con obiettivi AfS e regolare elettronicamente i diaframmi).

 

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Un PN11 "aggiornato" a PN11 AFS-G (pescata in internet).

 

Stuzzicante, peccato che tutte le (due) volte che io ho provato a "giocare con il meccano" il risultato è stato di spargere viti e pin da tutte le parti e il moltipicatore o tubo che fosse invariabilmente finiva nella spazzatura. Quindi me lo terrò così... a meno che qualche volontario ingegnoso e volonteroso, ma soprattutto capace, non si offra di modificarmelo a prezzo modico (ci sto provando, lo so).
Grazie a chi è arrivato fin qui.

 

Ciao,

 

Silvio






Letto, visto e stampato.. non si sà mai...

e come al solito.. una trattazione esauriente... adesso alla ricerca del PN 11 AF-S G.. che sia poi nikon?...
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Bruno Mora
ago 08 2012 18:08
Lo uso molto con il 100 Makro, proprio perchè il complesso risulta più bilanciato e la possibilità di ruotare a scatti di 45° è semplicemente impagabile.
mai usato sul 200, non ne guadagnerei abbastanza in termini di RR, in questo sono d'accordo con te.

grazie
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Silvio Renesto
ago 08 2012 18:14

adesso alla ricerca del PN 11 AF-S G.. che sia poi nikon?...


Se lo trovi... me lo compri?
Poi ci si mette d'accordo .... ;)
Ciao,

Silvio

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