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  1. Sigma 180mm f2.8 Macro OS, il Macrosauro (test...

    Grazie ad un gentile prestito da parte di Mauro Maratta, ho avuto modo di togliermi una soddisfazione, ossia provare sul campo il Sigma 180mm f2.8 Macro OS, ed ecco le mie impressioni sull'obiettivo nell' uso in macrofotografia.
     
    Su Nikonland si è già scritto sul 180mm f2.8 macro Sigma OS. Bruno Mora ha fatto un approfondito articolo  dal punto di vista della costruzione e della  resa ottica,  ed ha anche proposto un mini test  comparativo con il Nikon Micro-nikkor 200mm f4 IF ED riguardo la qualità di immagine.
     
    Io cercherò di integrare quanto scritto da Bruno con le mie impressioni d'uso  in ambito strettamente macrofotografico/naturalistico, evitando il più possibile ripetizioni. 
     
    L'obiettivo: 
     
    Il 180mm f2.8 Macro OS, afferma Sigma, è l'unico tele-macro di grande apertura che arrivi ad un Rapporto di Riproduzione (RR) di  1:1, il che è vero. 
    La stessa Sigma, molti anni fa, aveva proposto un altro 180mm f2.8 Macro, ma arrivava ad un RR di 1:2 ed era un incubo dal punto di vista dell' ergonomia, dell'Af, e del peso. 
     
     

    [attachment=81836:180old.jpg]

     
     
    Sulla qualità del vecchio Sigma 180 f2.8 Macro non mi posso pronunciare perchè non l'ho mai usato.
     
    Ho usato il suo fratellino minore, un 180mm macro f5.6 la cui contenuta apertura massima  consentiva dimensioni minute, più o meno quelle di un  200mm Ai non micro.Era anche IF, per cui comodissimo nell'uso pratico.
     

    [attachment=81837:sigma180.jpg]

     

    La versione a fuoco manuale che ho posseduto aveva una qualità di immagine più che sufficiente e costruzione discreta, la versione Autofocus corrispondente lasciava invece molti (o pochi?) dubbi sulla solidità.
     

     

    Tornando al nuovo Sigma 180 f2.8 Macro OS,  è imponente, grosso quasi come il suo predecessore, un vero dinosauro fra i macro, però è costruito in maniera completamente diversa, si tratta di un obiettivo moderno, ben bilanciato e corredato da un collare rimuovibile per l'attacco al treppiedi di forma sensata, al contrario del "vecchio".
    Il paraluce, doppio a seconda dell'uso in formato Fx o Dx, è enorme, un po' troppo ingombrante, perlomeno per  per l'uso in macrofotografia. 
     

    [attachment=81838:180new.jpg]

     

     

    La grande apertura rende questo 180 molto valido anche per ritratto e fotografia generale, ma non è particolarmente significativa per la macro, dove la profondità di campo è molto ridotta anche a diaframmi piuttosto chiusi, però il partire da una apertura massima elevata permette di usare un converter senza perdere troppi stop, a tutto vantaggio della precisione dell'Af.
    Bisogna osservare che, come in tutti i macro  la luminosità effettiva si riduce con le distanze, diventando f3.2 a 1,5m, f3.5 a 90cm, f4 a 80cm e f5 poi. Il valore effettivo dei diaframma viene indicato sul display della fotocamera e nei dati exif.
     
     

     

    Qualche numero:
     
    La finestrella della messa a fuoco, come in ogni macro che si rispetti porta, oltre alle distanze in metri e  feet, anche i rapporti di riproduzione alle varie distanze. 
    Da questi valori con semplici calcoli si può risalire alla focale effettiva al variare dei rapporti di riproduzione e delle distanze di messa a fuoco.
    Come è ormai consuetudine, la focale effettiva si riduce sempre più man mano che ci si avvicina alla minima distanza di messa a fuoco. A 47cm  corrisponde una focale effettiva di 117mm.
     
     
     

    [attachment=81839:feffettiva.jpg]

     

    Variazione della focale effettiva rispetto al rapporto di riproduzione

     

     

     

    [attachment=81840:distanzaOS.jpg]

     

    Distanze di messa a fuoco rispetto al rapporto di riproduzione

     

     

    In macrofotografia naturalistica però è molto, direi più, importante la distanza di lavoro, ossia la distanza tra il soggetto e la lente frontale dell'obiettivo). A parità di distanza di messa a fuoco un obiettivo con minore distanza di lavoro (ad es. perchè il barilotto si allunga molto alle brevi distanze) sarà più scomodo da usare e ci sarà maggior rischio di fuga del soggetto se questo è mobile.
    La maggior distanza di lavoro è uno dei motivi che fanno preferire a molti (me compreso) questi tele macro "lunghi" rispetto ai macro di focale 90-105mm.
     
    Se confrontiamo i vari tele-macro, la distanza di lavoro varia così:
     
    Il Sigma 180mm f2.8 Macro OS oggetto del test ha una distanza di lavoro di 22,5cm
     
    Il precedente Sigma 180mm f3.5 Macro EX  ha una distanza di lavoro di 23,5cm
     
    IL Sigma 150mm f2.8 Macro OS ha una distanza di lavoro di 18,5cm
     
    IL Nikon 200mm f4 micro-nikkor AfD ED ha una distanza di lavoro di  26cm.
     
    Questi valori sono riferiti al solo obiettivo  senza paraluce che, nel caso dei due Sigma 180 sono piuttosto grossi, o anche molto grossi.
     
    In quanto a distanza di lavoro il vantaggio del 200mm f4 micro-nikkor è evidente. Ma anche se, come in altri ambiti, i cm in più contano molto, ci sono altre variabili in gioco. 
     




    • ago 26 2016 10:56
    • da Silvio Renesto