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C'erano 1 risultati taggati con strage di mafia

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  1. Via d'Amelio: vent'anni di fiamme

    Il botto fu forte

     

    ero disteso a letto per riposarmi un po, dopo aver caricato allo spasimo le tre valigie della mia Suzuki 500 con cui la sera sarei partito per tre settimane di vacanza, beninteso, dopo aver sostato qualche giorno a Roma a studiare per la tesi di laurea in Legge che a 28 anni non è mai troppo tardi ma siccome c' è di mezzo la fotografia, ma chi se ne fotteva di studiare materie giuridiche, invece che stare mezza giornata in spiaggia a scattare a surfers e picciotte

    Forte, minkia, troppo forte per non farmi capire che, due mesi dopo Capaci, non poteva certo essere scoppiato il tv black and white del vecchietto al piano di sopra, no, nonon poteva essere che quellaltra cosa
    E mentre mia madre (beddamatriche è stato???) mi gridava dal corridoio "ma dove vai?" io ero già in cortile sulla moto stracarica, a seguire il fungo di fumo che si alzava sopra i palazzi di una città deserta non solamente per i quaranta gradi di cappa opprimente di quel 19 luglio AD 1992.

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    Mentre correvo guidato dall' inconfondibile puzzo di Semtex che scendeva dall' aria, già in via dell' Autonomia Siciliana (...) un accenno di posto di blocco: un pompiere piccolo piccolo che da solo, a braccia larghe, tentava di impedirmi di passare.
    Su una carreggiata larga otto metri il gioco fu facile: lo dribblai con un accenno di piega a destra ed infilai l' ultimo corridoio prima delle colonne d' Ercole della follia umana ero all' imbocco di via Mariano d' Amelio a meno di dieci minuti dall' esplosione che aveva cancellato Paolo Borsellino, cinque agenti di scorta e qualsiasi residua traccia di pietà e stupore.

    Si... per istinto sono un reporter: ed è per questo che correndo giù dalla moto mi buttai a tracolla la borsa nera con i miei soliti attrezzi; ma la prima cosa che dovetti fronteggiare fu la carica di un poliziotto che sul volto aveva stampata la scena che stavo per vedere pochi metri più avanti;  anche lui non voleva che mi avvicinassi: non lo sapevo ancora ma aveva ottime ragioni.

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    Era sconvolto, urlava e piangeva, forse avrebbe voluto anche minacciarmi di qualcosa, ma ci ritrovammo abbracciati a tentare di calmarci a vicenda, vittime perché testimoni di un orrore disumano.

    Mi ritrovai sull' angolo di un marciapiede di questo budello di strada senza uscita, al n° 21 della quale abitava la madre del magistrato, che incredibilmente andava a farle visita ogni domenica alla stessa ora nell' unico obiettivo sensibile lasciato scoperto in quel 1992, nella città più zeppa di scorte armate e zone rimozione di tutta l' Europa Occidentale: Palermo, blindata più di Belfast tranne che sotto casa della mamma di Borsellino, fratello di sangue di Falcone, lanciato a venti metri di altezza con tutte le blindate in dotazione appena 57 giorni prima, dalla stessa partita di esplosivo con cui ancora una volta un telecomando, aveva indelebilmente cambiato canale e programma, per tutti noi.

    No ragazzi miei no, non riuscivo neppure a sollevare il braccio che reggeva la Nikon F601 attrezzata da vacanza con una Velvia esposta a 32 ISO ed un Sigma 400mm f/5,6 per vedere tra le fiamme ed il carbone di quell' inferno che mi chiamava così da vicino

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    no, non ne avevo la forza, mi sentivo già morto come gli altri e restavo là in piedi ed inerte, insieme alla gente che scegliendo tra paura e curiosità, decideva poi per una presenza necessaria, partecipe, silente, affranta, supplice, rabbiosa, incredula di tanta crudele determinazione, già presaga di tutto ciò che sarebbe stato, molto di più che di ciò che era appena successo.

    Queste poche foto a colori, mosse, che inquadrano male e dallo stesso punto di ripresa una scena che cambiava ad ogni getto di idrante dei pochi, eroici pompieri e poliziotti che inciampavano tra i frammenti dei sei martiri, queste frammentate immagini le devo a qualcuno
    Una persona reale? Un immagine tridimensionale della mia coscienza? Non saprei ma costui, vedendomi tanto impotente quanto potevo esserlo in quei momenti, mi mise una mano sulla spalla, sussurrandomi: Dai, fotografa! Serve che tu lo faccia; serve per non dimenticare tutto questo coraggio, fai il tuo dovere!

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    No, niente VR né diaframmi f/2.8, nessun AF sui miei obiettivi di allora, ed insieme al 400 uno zoom davvero economico, progettato per altro, ma costretto a vedere anche lui cose che nessuno dovrebbe nemmeno immaginare e poi fuoco, fumo e puzza di bruciato, quella puzza che nessuno dovrebbe mai odorare nell' aria, nessuno avrebbe voluto, perlomeno e gli scheletri dei palazzi intorno devastati dai detriti e dalle schegge, come i muri delle case di Beirut, ecco cosa fotografai il 19 luglio per la prima volta in via dAmelio .
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    Un mese dopo ero di nuovo lì e non sapevo ancora che sarei continuato a tornare, da solo o insieme agli altri, sconosciuti e conoscenti, uniti e attoniti, fin da subito uniti.
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    • ott 18 2015 00:38
    • da Max Aquila