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C'erano 3 risultati taggati con reportage

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  1. A caccia in Tanzania con gli Hadzabe

    Un giorno Ordinario con gli Hadzabe

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    Gli Hadzabe (o Hadza boscimani) sono una tribù nomade di una etnia del centro-nord della Tanzania nei pressi del Lake Eyasi (Africa). La tribù Hadza sembra provenire dalle Khoisanids.
    Usano un linguaggio caratterizzato da "click-sound" (consonanti emessi con "schiocchi della lingua") e conservano ancora una rudimentale forma di vita molto simili ai loro antenati.
    Grazie a questa forma di vita ancestrale, ad un'economia basata sulla caccia (arco e freccia), alla raccolta e per il commercio al baratto, gli Hadzabe sono stati in grado di sopravvivere negli ultimi 40 mila anni.
    In questo documentario fotografico cercherò di riflettere, attraverso fotografie, sui costumi sociali e rituali, sulla loro affinità con l'ambiente e con gli animali selvatici, nonché sul loro rapporto con le tribù vicine.
    Una opportunità di documentare un gruppo etnico contemporaneo, che discende direttamente dagli antenati africani più diretti all "Homo Sapiens".

    Materiale per la caccia (maggiormermente arco e frecce) e provviggioni affumicate e lasciate essiccare al sole
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    Il gruppo degli uomini che si dedicano alla caccia, vivono separati dalle donne che si dedicano a badare ai piu' giovani
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    Sebbene sia il centro Africa la mattina prima del sorgere il sole fa abbastanza freddo si socializza e ci si riscalda intorno al fuoco
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    E' ora di andare....accompagnati dai fedeli amici
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    • gen 23 2014 01:12
    • da Fab Cortesi
  2. Berlino disperata...erotica...stomp

    Girando ancora un poco ho incontrato uno che si era perduto
    gli ho detto che nel centro di Bologna non si perde neanche un bambino
    mi guarda con la faccia un pò stravolta e mi dice "sono di Berlino".
    Berlino, ci son stato con Bonetti, era un pò triste e molto grande
    però mi sono rotto, torno a casa e mi rimetterò in mutande.




    Così Lucio Dalla nel 1977 e mi era rimasta la curiosità di questi berlinesi smarriti nella tristezza della loro grande città, come nelle foto di Werner Bishof delle rovine di guerra dei bombardamenti che decisero della Seconda Guerra Mondiale, o nell'immaginario collettivo della Trabant che sul finire del 1989 varcava vittoriosa la Brandenburger Tor


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    prima simbolo di divisione ed oggi di riunificazione da una pazzia durata quasi trenta anni.


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    E l'impressione che mi é rimasta in una visita di cinque giorni a cavallo del Capodanno 2007 é quella di una Piazza Grande (per continuare a parafrasare il nostro...) come non mai,


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    tagliata tra le immagini di un passato recente di separazione, fin troppo evidente nella alterna diversità dei negozi di una parte


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    e dell'altra


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    degli edifici sensazionalisti di Potsdamer


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    e di quelli alternativi dell'Oranienstrasse


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    e Kreutzberg


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    o di là del fiume, lo Spree


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    una maestosa Capitale ben compresa del ruolo dei suoi Conduttori come Federico il Grande, che ancora oggi fronteggia la meravigliosa passeggiata del miglio di Unter Den Linten, che provvedette ad allargare agli attuali 60 metri a vantaggio delle parate militari che vi si tennero numerose fino al secolo scorso


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    in un visibilio di luci,


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    tra musei e palazzi


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    sinagoghe e chiese di ogni culto


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    una città nella quale sembra abbiano prima che le strade, progettato e costruito la ferrovia e le tranvie, tanto razionali quanto ci si aspetta dai loro stessi orologi


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    come quello universale, con i fusi orari di tutto il mondo ed il planetario ad Alexanderplatz dal 1968


    dietro la grande Fernsehturm: il megaripetitore televisivo dell'ovest cittadino


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    che spunta dalla skyline di tutta la città, da dietro cavalli alati


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    e chiese


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    dal basso


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    e da ... dietro qualche filtro di troppo...!


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    una città in cui il Muro é rimasto ... dentro:


    uguale a se stesso, dipinto, scolpito, abbandonato


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    o coltivato e celebrato in musei come quello del "checkpoint Charlie" il posto di frontiera per eccellenza tra Est ed Ovest


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    "sul marciapiede dei folli idealisti" lapidi dedicate ai pensatori dei secoli scorsi cominciano proprio dedicando un tributo alla fratellanza della "Giovine Europa" di Giuseppe Mazzini:


    i miei figli decidono di schiaffeggiarsi proprio li sopra... 


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    il cielo sopra Berlino non dimentica di ricordare... incessantemente dell'Olocausto,


    dal parco dedicato allo sterminio del popolo ebreo, raffigurato da 2711 stele di cemento di varia grandezza su un terreno con frequenti dislivelli e labirinti, come a raffigurare lo smarrimento che ne deriva:


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    come anche nell'inquietante e suggestivo Judaische Museum, il museo della cultura ebraica, annesso al Berlin Museum, dove l'alluminio il vetro ed il cemento si rincorrono a tagliare lo spazio in spigoli e vuoti allegorici


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    anche al suo interno


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    o nel "Giardino degli esuli"


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    dove, a fianco dell'edificio principale, uno spazio recintato su di un piano fortemente inclinato, un labirinto formato da silos di cemento in cima ai quali ulivi simboleggiano la resistenza degli ebrei al genocidio, testimonia della necessità di "ricordare"



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    Ma Berlino é sopratutto luogo di ritrovata tranquillità nel pacifico convivere di stili e culture (anche culinarie) decisamente diverse


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    Luogo di sommo raccoglimento per chi vada in cerca di emozioni culturali:



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    l'isola dei musei circondata dallo Spree é uno dei posti più suggestivi della città, dove si annoverano alcuni tra i più importanti siti di archeologia e storia del mondo (o meglio i reperti che i tedeschi nei secoli sono "riusciti" a procurarsi nei loro "viaggi organizzati".... )



    Come dentro al Pergamon Museum


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    dove sono conservate vestigia che sono incredibile vanto della smania dell'Uomo di conservare la traccia di sé:


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    come la porta di Ishtar: smontata e ricostruita dentro questo Museo...


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    A Berlino insomma vi si trova tutto ed il suo opposto,


    dagli splendidi animali del suo zoo


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    agli omologhi impagliati al Museo di Storia Naturale


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    ancora...!


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    una città edificata per trasmettere sensazioni, e non soltanto da adesso...


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    una città che lega armoniosamente presente e passato


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    una città che mi ha colpito ed in cui tornerò presto


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    © Max Aquila per Nikonland 2007

     

    • mag 07 2013 13:25
    • da Max Aquila
  3. Favelas Luminose - Una visione positiva di Rio...

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    Questo è il mio primo articolo Redazionale e ho pensato di scegliere un argomento che mi sta molto a cuore.
    Le foto provengono in parte da una mia mostra ("Favelas Luminose") che è stata esposta a Rio, a Venezia e a Conegliano, in locali "seri" (gallerie, municipi e spazi culturali), ma niente di trascendentale...un onesto medio cabotaggio. Devono anche esserne rimaste tracce su Google.
    Qui ho pensato di "seminare" le foto in mezzo al testo, così da non creare un mattone pesante da leggere.
    Le foto fanno parte di 3 collezioni e per questo oltre alla maggioranza in BN ve ne sono alcune a colori, ma ho pensato che qui potevano convivere anche se non è la prassi normale. Comunque quelle a colori le ho messo tutte insieme in una sola pagina.

    NB: Le foto acquistano molto se le cliccate. Inoltre è possibile vederle tutte di fila (di una pagina solo però), una dopo l'altra semplicemente cliccando sulla prima e poi cliccando sul bottone "next"...però poi tornate qui per leggere il testo! :)

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    Signora con la pipa

    Una piccola introduzione per spiegare la mia visione dell'argomento: i miei genitori sono Italiani, di Venezia, ma io sono nato e cresciuto in Brasile, anche se con lunghe permanenze in Italia. Ho abitato a Rio fino al 2004 quando sono venuto "tendenzialmente" a stare in Italia.
    Il portoghese/brasiliano è la mia prima lingua e Rio è la "mia" città. Il fatto di parlare la lingua nativa mi ha aperto le porte di queste comunità, soprattutto nelle zone "critiche", inaccessibili a uno straniero.

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    Skateboard

    Entriamo in argomento: le Favelas del Brasile, ma di Rio in particolare, sono una parte integrante e fondamentale della cultura e della società Brasiliana. Tutti hanno contatti, amici, colleghi o magari clienti che vivono nelle favelas, persone serie e rispettabili....ma non sono tutti così.

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    Ragazza con la spesa

    Geograficamente Rio è un incredibile intreccio di acque, terre, montagne e foreste. E' una città enorme con un litorale urbano che misura più di 130km da un estremo all'altro. Sono in realtà tante città, collegate da una infinità di tunnel che bucano le montagne coperte dalla foresta...la Foresta della Tijuca, la più grande foresta urbana del mondo.
    Ed è proprio sulle montagne di Rio che si trovano le favelas, avvinghiate su roccioni e pendii scoscesi e percorse da un dedalo di stradine, alcune anche percorribili in auto, ma per la maggioranza, viuzze a gradini di cemento o in terra battuta.
    E così i panorami più belli della "Cidade Maravilhosa" sono appannaggio esclusivo degli abitanti delle "Comunità".

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    Fattorino

    "Favela" è la parola usata comunemente, anche se la parola politicamente corretta è "Comunidade".
    "Favelado" invece è parola decisamente offensiva per indicare un abitante della Favela. Si deve dire "Morador", cioè "abitante".
    Un'altra parola molto comune per chiamare la favela è "morro" che letteralmente significa montagna o collina. "Morro" è molto usato nei testi musicali.

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    Interno con famiglia




    • gen 01 1970 01:00
    • da Spinoza