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C'erano 5 risultati taggati con natura

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  1. Nick Brandt: un grido per l'Africa

    Nick Brandt nasce nel 1964 in Inghilterra, studia pittura e cinematografia alla Saint Martin's School of Art. All'inizio degli anni 90 si trasferisce negli USA dove dirige alcuni video musicali di successo tra cui uno con Michael Jackson.
     
    [attachment=97964:55383d51d96aa_nick_brandt.jpg]
     
    Nel 1995, durante le riprese di uno di questi video (Earth Song) ambientato in Tanzania, si innamora della natura e degli animali d'Africa. Per alcuni anni cerca di trasmettere senza successo le sue sensazioni nei confronti di questa terra.
    Poi ha un'intuizione, esprimerà questo sentimento tramite la fotografia, ma una fotografia diversa.
     
    Brandt infatti sceglie di fotografare in un modo completamente diverso da quasi tutti gli altri fotografi naturalisti. Le sue immagini sono molto lontane dalla vivacità di colori e dal dinamismo che si incontra nella quasi totalità della fotografia naturalistica di oggi. 
     

    [attachment=97965:Nick-Brandt-Wildlife-Photographer-Male-and-Female-Lionjpg-700x466.jpg]

     

    Nick Brandt fotografa in bianco e  nero su pellicola medio formato e non usa teleobiettivi potenti perchè, secondo lui, sono di ostacolo nel catturare l'essenza degli animali, secondo Brandt, con gli animali è come con le persone, non puoi rivelarne la personalità con un ritratto  ripreso da lontano a loro insaputa.
    Devi essere vicino, presente (viene da chiedersi cosa faccia o cosa abbia per non venire mangiato dai leoni o calpestato da un elefante, come è successo ad altro fotografo famoso, Peter Beard, che se l'è cavata per un soffio).
    Afferma di amare le "sorprese" e le "imperfezioni"  della pellicola, come la luce interagisce in modo inaspettato con il negativo.
    Secondo lui le foto troppo perfette tecnicamente non necessariamente sono migliori o più interessanti.
     

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    Dal 2000 inizia il suo progetto fotografico: non documentare, ma celebrare, la bellezza, direi la grandezza, della natura africana minacciata di distruzione, per consegnarla alla memoria, prima che scompaia, nella speranza che qualcuno si muova per preservare almeno quel che ne rimane.
     
    Il suo lavoro si concretizza in una trilogia di libri i cui titoli formano in sequenza un'unica frase: "On This Earth", "A Shadow Falls", "Across The Ravaged Land" (ossia "Su questa Terra" "Si proietta un'Ombra", "Su di una terra devastata"), oltre a numerosissime mostre.
     

     

    [attachment=97967:nick-brandt_across-the-ravaged-land_elephants.jpg]

     

     

    [attachment=97968:Elephant-with-Baby_2706264k.jpg]

     

     

    [attachment=97969:20684012-origpic-3a66b8.jpg]

     
     
     
    Nel 2010 esasperato dal contrabbando di avorio, causa della strage degli elefanti, diviene co-fondatore della Fondazione Big Life, per la conservazione della fauna (e della natura) dell'Africa Orientale, a questo proposito scrive:"There’s little use being angry and passive. Much better to be angry and active." Ossia "serve a poco essere arrabbiati e passivi,. Molto meglio essere arrabbiati e fare qualcosa".
    Come non essere d'accordo.
     
     

    [attachment=97975:Nick-Brandt_TFM_00151.jpg]

     

    La "cosa"  bianca è un cranio di elefante.

     

     

    [attachment=97970:Rangers Holding Tusks of Killed Elephants 18inW.jpg]

     

     

    [attachment=97971:219256.jpg]

     

    Nel 2016 pubblica una mostra/installazione ed un  libro intitolati "Inherit the dust" (eredita la polvere) nella quale tramite una serie di imponenti foto panoramiche documenta l'impatto umano nell'Africa Orientale luoghi dove un tempo gli animali vagavano liberi, ora non più. In ogni location, pannelli a  grandezza naturale degli animali sono sovrapposti ad un ambiente di affollamento urbanistico, fabbriche, discariche e cave. 
     

     

     

    [attachment=97972:230017_mediamedium.jpg]

     

    [attachment=97973:QUARRY-WITH-GIRAFFE.jpg]

     

     

     





    • ago 15 2016 16:32
    • da Silvio Renesto
  2. Nikon 200-500 f5.6 E VR, un "quasi" macro?

    NON FRAINTENDIAMO.
     
    E' chiaro che lo scopo principale del Nikon 200-500mm f5.6 E VR per quelli che come me che amano fotografare gli animali, è andare in posti così
     

    [attachment=97891:landsc2.jpg]

     

     

    [attachment=97892:landsc1.jpg]

     

     

     

    Avvistare qualcosa di interessante, riprenderlo nell'insieme ad una focale intermedia:
     
     

    [attachment=97893:cormoegret1.jpg]

     

     

     
     
     
    Per poi ricavarne scorci zoomando alla massima focale.
     
     

    [attachment=97894:cormoegret2.jpg]

     

     

    [attachment=97895:cormoegret3.jpg]

     

     

     

     

    Oppure addentrarsi in una lanca
     

    [attachment=97896:lanca.jpg]

     
     
    Essere subito pronti per incontri ravvicinati.
     

    [attachment=97897:heron.jpg]
     
     

    Per passare poi  a foto ambientate.
     
     

    [attachment=97898:heronamb.jpg]
     
     

     
     
     
    Certo, può capitare di voler fotografare un fiore,  se  la cosa interessa (a me raramente), sfruttando lo sfuocato tipico del teleobiettivo.
     
     

    [attachment=97899:fiore.jpg]

     
     
    Ma è un caso eccezionale, non si usa certo per questo.  Non è certo un obiettivo per foto ravvicinate.
     
    NE SIAMO PROPRIO SICURI?
     
     




    • ago 13 2016 06:12
    • da Silvio Renesto
  3. Nikon D500: macro e avifauna.

    Ho avuto la possibilità di  usare La nikon D500 in macro (e foto ravvicinata) e nella wildlife photography (termine anglosassone meno cruento nell'immaginario collettivo rispetto all'italiano "caccia fotografica" ;) ) ed ecco mie impressioni.
     
     
    Ergonomia e praticità d'uso.
    Uno degli aspetti che mi hanno maggiormente soddisfatto della D500 è che offre  (finalmente!) al fotonaturalista le caratteristiche di un corpo professionale nel formato dx.  Naturalmente c'è anche la qualità di immagine, aspetto già abbondantemente trattato in altri articoli pubblicati, ma la  praticità d'uso mi ha veramente impressionato.
     
    La robustezza, la velocità dell'af, il buffer, la raffica, sono  caratteristiche fondamentali per la fotografia di natura  e sportiva e rendono la D500 uno strumento veramente versatile ed affidabile anche, ad esempio, in macro.
     
     
    Macrofotografia, ma non solo
    Non va dimenticato che il formato Dx in macro è utile perchè permette, a parità di copertura dell'inquadratura, di stare più distanti dal soggetto, consentendo di avere una maggiore profondità di campo, una migliore gestibilità della luce e, nel caso i soggetti siano vivi e reattivi, la maggiore distanza diminuisce le probabilità di causarne la fuga.
    Quindi una DSRL che unisce caratteristiche di livello professionale al formato ridotto è uno strumento validissimo anche per il macrofotografo. Ma c'è di più.
     
    Il soggetto è rasoterra? Il display orientabile ti permette di controllare l'inquadratura anche da sopra, senza che ci si debba sdraiare e guardare nel mirino (naturalmente se non c'è troppo sole o se si può fare ombra con qualcosa, testa compresa :)).
     
     

    [attachment=96775:body1.jpg]

     

     

     

    [attachment=96776:plantatrifo.jpg]

     
     
    Essendo touch si potrebbe pensare di selezionare il punto di messa a fuoco ottimale e di scattare direttamente con il display, ma in macro è meglio di no, a mio parere, perchè si provocherebbero vibrazioni e spostamenti indesiderati, meglio usare uno scatto a distanza. Buona notizia, sulla D500 c'è una presa a 10 pin, per cui posso usare il mio vecchio cavo di scatto per evitare e vibrazioni e tenermi ben distante. Inoltre, nelle fotocamere della serie D7000  il sollevamento preventivo dello specchio c'è, ma è sepolto nei menù, per cui richede diversi passaggi per essere attivato, cosa che io trovo particolarmente irritante. Nella D500 con mio grande piacere ritorna ad essere selezionabile direttamente dalla ghiera di scelta delle modalità di scatto. Se ne sentiva la mancanza.
     
     

    [attachment=96777:body3.jpg]

     

    La freccia gialla indica la modalità mirror up, il cavo di scatto è inserito nella presa a 10 poli.

     

     

    Si teme l'infiltrazione di luce parassita dal mirino? C'è la tendina che chiude l'oculare.
     
     

    [attachment=96778:body2.jpg]

     

    [attachment=96779:dragonfly.jpg]

     
    Resa ad alti ISO
    Anche in macro o nella fotografia ravvicinata, poter usare alti ISO senza compromettere la qualità è importante, perché permette di avere contemporaneamente  tempi rapidi e diaframmi chiusi, offrendo così grandissima versatilità (e comodità d'uso). Perchè a vibrare non è solo la fotocamera, col vento, in macro, vibra, anzi dondola, il soggetto. 
     

    [attachment=96793:libellula1.jpg]

     





    • lug 09 2016 10:55
    • da Silvio Renesto
  4. Dragonflywatching? Perchè no?

    Del Birdwatching ne sappiamo tutti, almeno per sentito dire. Ma da un po' di anni, come sempre prima all'estero, poi da noi, sta prendendo piede la passione per l'osservazione delle libellule. Non ho scritto hobby intenzionalmente, perchè come il birdwatching serio è un insostituibile aiuto al monitoraggio, al censimento ed alla conoscenza dell'avifauna, di conseguenza alla sua protezione, così è l'osservare le libellule.
     

     


    [attachment=86517:painting1_214.JPG]

     

    Copertina dell'edizione italiana di un famoso testo Taoista, le libellule sono una presenza frequente nell'arte orientale

     
    Oltre che essere innegabilmente tra gli insetti  più piacevoli all'occhio, per le forme, i colori le trasparenze delle ali e la leggiadria, a volte invece la potenza del volo, le libellule sono degli indicatori ecologici di grandissima importanza, le ninfe di alcune specie ad esempio, possono vivere solo in acque pulite, ricche di ossigeno, altre sono legate a determinati ambienti e così via.
     
    Come per il birdwatching non mancano quindi gruppi ed associazioni, da noi in Italia la più importante è Odonata.it che, come recita la home page del sito, è una Associazione scientifica che promuove la ricerca odonatologica (sugli odonati, cioè sulle libellule) di base e applicata, la divulgazione, delle conoscenze sull’odonatofauna e la protezione delle libellule e dei loro habitat.
     

    [attachment=86518:Odonatait.jpg]

     

    Se non sbaglio qualche nikonlander (uno almeno ;) ) so che ne fa parte
     
    Oltre al magnifico sito, fanno censimenti, incontri, raduni, uscite e pubblicazioni e raccolgono segnalazioni. Insieme ad altri gruppi, nel novarese mi viene in mente il Burchvif, cercano di proteggere questi magnifici insetti, minacciati da pesticidi e soprattutto nelle zone delle risaie dai nuovi metodi di coltivazione con cicli di "asciutta" che condannano a morte le larve.
    Un risultato della sensibilizzazione, nel novarese, è che molti piccoli canali attorno alle risaie ora sono mantenuti sempre allagati.
    per strano che possa sembrare il Dragonflywatching sta riscuotendo successo crescente.
     
     


    [attachment=86519:dfw.jpg]

     

     

    [attachment=86520:holydays.jpg]

     

     

    [attachment=86521:drfw.jpg]

     
     
    Ad esempio presso l'Oasi  della Palude di Casalbeltrame (dove c'è uno stagno didattico pro-libellule realizzata a cura di Elisa Riservato, figura di spicco dell'Odonatologia italiana) è possibile reperire uan cartina dei luoghi interessanti della bassa novarese e, insieme ai simboli di monumenti, abbazie e punti di avvistamento uccelli, compare la libellulina, segnalazione di spot dove è presente o segnalata una o più specie interessanti.

     
     

    [attachment=86522:mappa.jpg]

     

    Particolare della cartina  rperibile presso l'Oasi di Casalbeltrame. Indicato il simbolo dei punti di avvistamento libellule.

     

     

    [attachment=86523:_DSC5199_155.JPG]

     

    Addirittura in certi sentieri (pochi) sono affissi dei segnali! 

     

     

     

    Non mi addentro oltre sul come si pratica il dragonfly watching in tutti gli aspetti , perchè sarebbe come descrivere le tecniche di inanellamento per gli uccelli; in un portale dedicato alla fotografia il focus è un altro.
     




    • nov 10 2015 17:03
    • da Silvio Renesto
  5. Nikon 600 mm F4 AF-S VR Test : il bolide

    Premessa.


    Ognuno compie le proprie scelte in funzione delle esperienze pregresse, specialmente per decisioni importanti. Le mie "conoscenze" si sono formate in venti anni di tentativi, più o meno validi, di fotografare gli spaventati animali che vivono nelle poche e isolate aree verdi nei dintorni di casa. E dove vivo non ho una gran scelta. Volendo entrare nel terzo millennio, e per sfruttare tutte le possibilità tecniche fornite dalla nuova D3, la scelta più logica é stata investire nella sostituzione del 600 /4 AIs con ilnuovo 600/4 Afs VR. Tutte le considerazioni che seguono sono legate alle mie esigenze, che non sono quelle di un fotografo sportivo, ma di un frequentatore di boschi in condizioni scomode in termini di luce ed ambientali in genere. Uso questo nuovo bolide da solo 6 mesi , quindi ci sarà ancora da dire in futuro e, spero bene, qualche buon scatto da incorniciare.

    L'obiettivo

    [attachment=78906:1.jpg]


    Le principali novità introdotte da Nikon su questo vetro, rispetto al precedente AFS II,sono:
     

    • Stabilizzatore ottico di nuova generazione (VR II);
    • Scomparsa della tanto apprezzata ghiera dei diaframmi: l'obiettivo é un G!;
    • Schema ottico riprogettato che comprende una nuova lente frontale a menisco e il trattamento Nanocrystall del gruppo posteriore per diminuire i riflessi tra lenti e sensore;
    • diminuzione della minima distanza di messa a fuoco, ridotta a 4,8 m;
    • alcune variazioni, di design quali una migliore finitura della parte in gomma del paraluce pi? esterno e una guarnizione di guardia alla baionetta (era ora);
    I dati di un obiettivo che ritengo utili sono quelli operativi cioé dell'oggetto incondizioni di esercizio. Riporto di seguito i più importanti.


    Peso in condizioni di trasporto
    Peso Obiettivo con piede corto +piastra P50 + paraluce + cappuccio di protezione + imbottitura ferma paraluce + D3 : 7,3 kg


    Ingombri

    Lunghezza con paraluce retratto e cappuccio di protezione + D3 ........... 53 cm
    Lunghezza con mezzo paraluce esteso + D3 ....................................... 63 cm
    Lunghezza con paraluce completamente esteso + D3 .......................... 70 cm
    Diametro di testa ob. con paraluce retratti e cappuccio di protezione .... 22 cm
    Diametro ghiera di messa a fuoco ...................................................... 10,8 cm
    Diametro barilotto lato fotocamera ...................................................... 8,6 cm
    Ingombro in altezza con piede corto + piastra Wimberley P50 + D3 ...... 22 cm

    Fornitura

    Nel baule trova posto l'obiettivo, la cinghia di trasporto a spalla, il piede corto di ricambio e un bel libretto di istruzioni apparentemente ricco di informazioni, perché é bello spesso. In realtà si rivela alquanto deludente. Il manuale si spertica nello spiegarti che é bene non immergere l'obiettivo nell'acqua, ma nemmeno nell'olio o nel vino. Poi ti raccomanda di tenerlo fuori dalla portata dei bambini, di non darlo in testa alla suocera e soprattutto: mai, maproprio mai ti venga in mente di fotografare il sole. Si possono provocare incendi e alla meglio guastarsi la vista. A quello ci potevano pensare quando hanno piazzato quel buco di serratura di mirino sulla piccola e tanto comoda D300. Per l'uso del VR, Nikon presenta un bel grafichetto (di cui dirò in seguito) e con questo effetto di design si sciacqua le mani del lavoro dei suoi ingegneri. Secondo me Nikon ha un problema nella divisione documentazione.


    Finitura esterna

    Il barilotto é verniciato come le ultime serie di obiettivi Afs, il che mi allontana molto, ahimé, dal senso di robustezza e durevolezza del vecchio 600/4 AIs (un carrarmato!).


    Pulsanti e comandi

    La ghiera di messa a fuoco é morbida e fluida e, con AF attivo, basta un leggero tocco per prendere il controllo del fuoco in manuale. I pulsanti per le modalit? di AF di VR, il limitatore e altre amenità sono sul lato sinistro dell'obiettivo. Ciò consentirebbe delle regolazioni senza mollare la fotocamera e senza togliere l'occhio dal mirino. Il condizionale é d'obbligo perché é necessario memorizzare bene dove si trovano i selettori. Diventa poi una mera illusione se si indossano dei guanti. I selettori a slitta sono troppo piccoli e occorre avere le mani nude per comandarli. Accidenti, sulla serie AF-I il limitatore é bello grosso, riesco a manovrarlo con le MOFFOLE!!


    [attachment=78907:2.jpg]


    L'autofocus

    Rapido veloce preciso e silenzioso. Contrariamente a quanto afferma il delirante libretto diistruzioni L'AF funziona bene anche con il TC17. Meglio su D3, ma decentemente anche su D300. Per me, che sono entrato nel mondo dell'autofocus nel 2008, é una magia poter inseguire il volo di un gabbiano senza dover toccare la ghiera di messa a fuoco! Il limitatore ha solo 2 posizioni: full e 10 - oo. Ad essere pignoli mi sarei aspettato anche una limitazione 10-5. Ma si vede che Nikon sa quanto sono sfigato.


    Resa Ottica

    Molto buona, comunque il 300/2.8 AF- I non viene detronizzato!


    Riduzione delleVibrazioni VR

    Come già accennato, il selettore di modalità "Normal/Tripod" é molto piccolo quindi risulta complicato cambiare modalità in fase di ripresa. E sarebbe importante, perché il VR sul 600 é un aiuto che é necessario dominare, altrimenti si sprecano occasioni e scatti!! Il comando di inserimento del VR é invece bello grosso. Non é un selettore, bensì una ghiera posta prima dei selettori. Con la mano sinistra si riesce ad incontrarla abbastanza facilmente. Per l'inserimento del VR occorre premere un pulsante di sicurezza posto sulla medesima ghiera (e cade proprio ad altezza pollice sinistro), quindi ruotarla insenso antiorario. Si avverte l'inserzione del dispositivo, perché il gruppo ottico di compensazione vibrazioni si porta in posizione. Alla pressione sul pulsante di scatto i motori VR si attivano e si percepisce un lieve ronzio con conseguente movimento del gruppo ottico di stabilizzazione. Questo fatto mi ha procurato qualche grattacapo. Pensavo che il mio tele fosse difettoso. Ma sia Pravo che LTR, a cui ho chiesto lumi e ho fatto vedere l'obiettivo, mi hanno confermato che é assolutamente normale.


    In effetti la compensazione delle vibrazioni su un 600 mm é più impegnativa rispetto a LF inferiori. Credo che Nikon sul 500 e sul 600 abbia montato moduli VR con un ampio margine di movimento. Il funzionamento pratico del VR é un po' complesso. Partendo dal presupposto che a me non capita MAI di utilizzare il 600 a mano libera, rimane la questione aperta: Normal o Tripod?


    La ricca documentazione di Nikon a riguardo é imbarazzante. A pagina 152 del manuale compare un grafico ove l'asse Y rappresenta la frequenza delle vibrazioni di mosso mentre l'asse X riporta l'ampiezza delle medesime. Dal disegnino risulta che per vibrazioni ad elevata frequenza e stretta ampiezza (tipiche di un cavalletto ben serrato) si deve usare la modalità Tripod. Negli altri casi Nikon raccomanda il Normal. Ma quali sonogli altri casi?

    La ripresa a mano libera, per forzuti o smargiassi, o con il monopiede, che il manuale Nikon si incaponisce a chiamare "cavalletto con una sola gamba" (ma chi traduce sta roba?).
    Le riprese panoramiche da cavalletto. Ci crediamo.
     
    Il grafico non mi aiuta molto, quindi ho fatto delle prove e sono giunto a delle conclusioni pratiche non molto dissimili (ma certamente meno complete) di quelle del compianto Fritz Poelking che, armato di pazienza e buona volontà, tabulò tempi di scatto limite in funzione della macchina usata e del cavalletto. Si, perché ogni cavalletto ha la sua cedevolezza alle vibrazioni, dipendente dal "grado di apertura" e di estensione delle gambe oltre che, ovviamente, dal terreno su cui é piazzato,nonché dalla fotocamera utilizzata. Questo comporta una complessità e una mole di prove che francamente mi demoralizza.


    Ma un riferimento é necessario. A grandi linee, con un cavalletto pesante quale un G5 Gitzo in alluminio, con una testa robusta (io uso una B1g), con gambe non estese e divaricate all'angolo minimo, appoggiando su terreno solido (terriccio battuto o sassoso) ho notato che conviene usare:
    • VR Tripod: per soggetti statici con tempi più lenti del 1/60" con testa ben serrata.
    • VR Normal: per soggetti in movimento con tempi più lenti del 1/60" e cavalletto con testa aperta, ma frizionata per seguire il soggetto. Oppure con l'uso di monopiede.
    • VR OFF: per tempi pari o più brevi del 1/250" . L'uso del VR Normal o Tripod per tempi di questa entità é dannoso.
    Il tutto con fotocamera D3 e scattando impugnando la fotocamera e appoggiando la mano sinistra sul piede del teleobiettivo.


    Balza all'occhio che il1/125" é un tempo di confine: é la zona d'ombra del "che faccio?". Cerco di stare lontano da questa soglia. O giù o su. Per il formato DX effettivamente occorre applicare il coefficiente di amplificazione 1.5x, quindi il tempo limite diventa il 1/250" . Infine, dimenticavo, per le pose davvero LUNGHE dell'ordine del 0.5sec o oltre: VR OFF e sacchetti di sabbia tipo trincea.


    Note di Utilizzo pratico


    Obiettivo e cavalletto


    L'obiettivo é ben bilanciato con tutte le fotocamere di una certa "pezzatura", ma solo se si monta il piede corto. Il piede lungo é un pezzo di lega di magnesio utile come fermacarte. Molti acquistano il piede ribassato della Wimberley o della Really Right Stuff. Io disponevo già della piastra P50 di Wimberley, che usavo sul precedente 600/4 Ais. Ho quindi montato il piede corto fornito con il tele, e ad esso ho fissato la P50. Purtroppo il piede cortodispone di un solo foro filettato quindi, per evitare rotazioni della piastra, ho fissato 2 delle 4 viti di fermo che Wimberley fornisce con la P50 proprio per questo scopo.


    [attachment=78908:3.jpg]


    Non ho esperienze con le teste a culla, ma in un prossimo futuro vorrei fare qualche prova dato che ne ho sentito dire un gran bene.



    Curiosità

    Il manuale Nikon dice che sul 600 AFs - G le vecchie macchine manual focus non si possono usare. Non é vero. Si monta benissimo qualsiasi Nikon e, certo, il diaframma non é comandabile, ma un 600/4 nel 90% dei casi viene usato a f/4 !!!!


    Imballaggio e trasporto

    La cassa da morto, tanto cara ai Nikonisti come me, con il suo bel color beige sabbia...la lascio nello sgabuzzino. Vale un patrimonio (vedere il listino): la conservo come una reliquia. Faccio notare che Nikon ha smesso di personalizzarla con il nome del tele contenuto. Adesso fuori c'é scritto solo il modello di baule. Economia di scala? La borsa in cordura CL-L2 é fatta bene e non si tratta di un accessorio esornativo: é necessaria. Consente di trasportare il tele, specialmente in aereo, con notevole comodità e sicurezza. Inoltre nel kit della borsa sono contenuti diversi cuscini di riempimento. Il fatto é che la borsa in questione si adatta a tutta la serie di tele Nikon presenti e passati dal 400/3.5 al 600/4 (l'800 no, é troppo lungo). Di queste imbottiture, una, la più piccola, credo sia stata pensata (almeno io la uso così) per riempire il vuoto tra testa obiettivo e paraluce rovesciato. In questo modo si annulla il tragico effetto leva che tende a strappare il paraluce dalla sua sede capovolta, conconseguente sbeccatura della vernice del bordo della lente frontale. Sui 400/2.8 e 600 /4 AFS II e VR é utilissima perché il doppio paraluce é pesante e facilmente si scalza dalla sede. Con tale imbottitura ciò non avviene più. Ma il manuale Nikon non poteva sprecare due parole due sull'argomento nel libretto di istruzioni del tele?


     [attachment=78909:4.jpg][attachment=78910:5.jpg]



    Per il trasporto sul campo utilizzo un normale zaino da montagna. Al Decathlon di Corsico per 39.90 euro ho acquistato uno zaino di un bel color marrone e nero che ha l'apertura su tutta la sua lunghezza. E' grande abbastanza da contenere il tele con paraluce retratto e la D3 montata. L'insieme si infila nello zaino con un unico movimento, e si é pronti a partire. Per evitare urti con altri obiettivi o oggetti vari, avvolgo il teleobiettivo nel suo telo antipioggia e la macchina in una protezione di neoprene Zing.


    Qualche foto d'esempio:


    Il tele l'ho preso poco prima delle ferie dell'estate 2009. Quindi é stato provato subito "sul campo" in Finlandia tra renne e orsi.


     
     

    [attachment=78911:6.jpg]

     

    Nikon D3 iso 800 1/640 f/4 VR OFF Manfrotto 055+B1


     

    [attachment=78912:7.jpg]

     

    Nikon D300 iso 800 1/250 f/4 VR OFF Manfrotto 055+B1


    Ovviamente il mirino della D300 rende meno agevole l'utilizzo prolungato di questo tele. L'occhio si affatica parecchio, specialmente se le riprese sono in controluce. Fortunatamente l'autofocus é molto veloce e preciso. Ciò, unitamente ai 51 punti di rilevazione AF, fa sì che la messa a fuoco non sia un problema anche con la piccola Nikon.


    Il 600 funziona bene anche con il TC17 e ho potuto notare che le indicazioni del manuale obiettivo sono SBAGLIATE. L'AF funziona perfettamente anche con la D300. Certamente é meno veloce , ma non ti abbandona nemmeno in condizioni di luce difficoltosa.


     

    [attachment=78913:8.jpg]

     

    Nikon D3 iso 2000 TC17 1/320 f/6.7 VR ON normal Manfrotto 055+B1


     

    [attachment=78914:9.jpg]

     

    Nikon D300 iso 800 TC17 1/320 f/6.7 VR OFF Manfrotto 055+B1


    il secondo scatto é , per me , significativo. Si tratta di una lunghezza focale equivalente a circa 1500 mm. Stratosferica.

    La perdita di nitidezza, sicuramente dovuta a MICROMOSSO oltre che al notevole strato d'aria (umidissima) tra obiettivo e soggetto, é contenuta e lo scatto risulta ben leggibile.

    Probabilmente avrei dovuto scattare anche con il VR inserito, ma devo dire che in quel momento non mi é venuto neanche in mente!!

    L'insieme formato DX e moltiplicatore risulta una estrema ratio a cui ricorrere ove la situazione ne trovi giovamento. Ci sono delle situazioni nelle riprese ad animali selvatici, in cui non é possibile accorciare le distanze di ripresa. Oppure , più frequentemente, può accadere che qualche evento si manifesti a distanze ben superiori a quelle per le quali si sta facendo l'appostamento. In questi casi strumenti come il formato DX e i TC, sono la carta in più da giocare, ampliando le possibilità di ripresa. Notevolmente

    • mag 25 2015 09:01
    • da Valerio Brùstia