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  1. Isola della Cona

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    La Riserva Naturale Foce dell’Isonzo Isola della Cona, chiamata più semplicemente ‘Isola della Cona’ occupa un’area di circa 2400 ettari lungo gli ultimi chilometri del corso del fiume Isonzo, che nasce sulle Alpi Giulie in Slovenia per sfociare nel golfo di Trieste tra Monfalcone e Grado. Si tratta dell’area umida più settentrionale del Mediterraneo ed è stata anche riconosciuta come Sito di Importanza Comunitaria e Zona di Protezione Speciale.
    Se nel passato la zona era adibita a coltivazione e pascolo, dagli anni ’90 sono iniziati gli interventi che hanno portato alla creazione di una palude d’acqua dolce denominata ‘il Ripristino’ (nella foto sotto), incrementando di molto il numero delle specie presenti.
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    Nonostante le dimensioni relativamente contenute del territorio la biodiversità dell’area è molto elevata con oltre 320 specie di uccelli tra migratori, nidificanti, svernanti e stanziali. Buona anche la presenza di mammiferi (capriolo, volpe, cinghiale, lepre, tasso); per le caratteristiche dei luoghi, infine, non mancano anfibi, rettili e invertebrati.
     
    La riserva è attrezzata con vari edifici adibiti alla didattica (museo della Papera, museo del centro visite e museo ecopark), al ristoro (bar-ristorante, foresteria) e, ovviamente, all’osservazione dell’ambiente (osservatori, capanni e punti schermati).  L’osservatorio principale è quello della Marinetta, che si sviluppa su tre piani, il primo dei quali permette l’osservazione sotto il livello dell’acqua. Qui è ripreso dal punto di osservazione ‘Biancospino’:
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    L’accesso è consentito attraverso alcuni sentieri: uno circolare che tocca i principali osservatori e punti schermati ritornando poi all’ingresso della riserva, uno (sentiero del Mondo Unito) che porta al capanno ‘Cioss’ (Fischione nel dialetto locale) e quello che, attraversando golene e canneti, porta a Punta Spigolo dove l’Isonzo sfocia nel mare.
    Tranne che per il sentiero ad anello, è  quasi obbligatorio essere muniti di stivali perché il fango è quasi sempre abbondantemente presente sugli altri sentieri.
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    Dal punto di vista fotografico, negli ultimi anni le occasioni di fare buone foto sono diminuite, soprattutto a causa della frequentazione sempre più elevata del sito, sia da parte di fotografi, birdwatcher e semplici amanti della natura, che di comitive e turisti non troppo rispettosi dell’ambiente. Soprattutto nell’area del Ripristino è sempre più difficile trovare animali ad una distanza utile; la gran quantità di soggetti consente però di ottenere immagini interessanti anche con i soggetti lontani (qui una foto di spatole molto lontane tra anatidi e limicoli, riprese dall'osservatorio della Marinetta).
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    Ne deriva che l’attrezzatura del fotografo deve prevedere un tele di focale adeguata; secondo me 400 mm. sono proprio il minimo. E’ anche vero che, se si riesce a frequentare la riserva durante la settimana, evitando accuratamente il week-end, e aspettando con pazienza presso i punti di osservazione, la situazione migliora di molto e a volte anche un 300 mm. può essere lungo.
    Per quanto riguarda le macro, nella zona soffiano molto frequentemente bora, borino e altri venti che rendono molto spesso impraticabile il genere, ma nelle giornate con calma di vento ci sono alcuni stagni interessanti tra i punti schermati 'Piro Piro' e 'Pavoncella', dove non mancano farfalle e libellule (nella foto una libellula depressa). 
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    Per sfruttare la direzione della luce è preferibile frequentare al mattino il lato dell’anello dove si trova il punto schermato 'Volpe' (lato Canale Quarantia) e l’altro lato al pomeriggio. Gli orari migliori sono ovviamente al mattino presto e al pomeriggio/sera, ma sia all’osservatorio della Marinetta, che al capanno Cioss le possibilità maggiori si hanno nel tardo pomeriggio. A proposito di orari, l'apertura è dalle 09.00 alle 17.00 (orari della biglietteria e del ristoro), ma in realtà la riserva è sempre aperta: si può accedere prima a qualsiasi ora ed uscire anche molto tardi.
     




    • lug 20 2013 07:45
    • da Paolo B.