Light Style© by Fisana

Vai al contenuto

Risultati Ricerca

C'erano 8 risultati taggati con Bianco e nero

Ordina per                Ordina  
  1. Minor White, fotografo della mente

    Minor White  Nacque a Minneapolis nel 1908, prese un bachelor in Botanica nel 1937, poi iniziò a lavorare come fotografo nel 1937 per la Work Progress Administration, l'agenzia che durante il New Deal contribuì in modo sostanziale  alla ripresa economica degli Stati Uniti.
    Iniziò ad insegnare fotografia fino alla chiamata alle armi nel 1942. Al termine del conflitto, si trasferì a New York dove studiò storia dell'arte ed estetica, incontrò numerose persone di spicco della fotografia artistica dell'epoca. Fra i tanti Alfred Stiegliz, con il suo concetto di "equivalenza" esercitò una profonda influenza sul pensiero di White 
     
     
    Nel 1946 inizò ad insegnare nel programma di fotografia alla California School of Fine Arts tenuto da  Ansel Adams. 
    Adams e White divennero amici e nel 1952 fondarono la rivista Aperture magazine con Dorothea Lange, ed altri .
    Dal 1953 al 1957, White lavorò alla George Eastman House in Rochester. Insegnò fotografia al Rochester Institute of Technology e al  Massachusetts Institute of Technology, fu co fondatore della  Society for Photographic Education. Gli fu conferita  una Guggenheim Fellowship nel 1970, le sue opere furono esibite in numerose mostre in musei a San Francisco, Philadelphia e Princeton. Morì nel 1976 ed è oggi considerato uno dei massimi fotografi statunitensi.
     
    La sua opera comprende vari generi, paesaggi 
     
    [attachment=109054:vicinity-of-danville-web.jpg]
     
     
     
    [attachment=109055:devils-slide-web.jpg]
     
     
     
    Ritratti e studi di figure, alcuni  molto intensi:
     
    [attachment=109056:minor-white-san-francisco-california-1949-web.jpg]
     
    [attachment=109057:2007_0059_0117_02_P.jpg]
     
    Spesso i soggetti erano suoi studenti o uomini con cui aveva una relazione (White era gay, anche se data l'epoca non lo esternava, ed ebbe una vita sofferta a causa di questo).
     
    [attachment=109058:6-minorwhite-web.jpg]
     
    [attachment=109059:92647b9d3bed8fd6bf16e6b5a60f6c0e.jpg]
     
     
     
    Ma le sue foto più significative sono quelle influenzate dal pensiero di Stieglitz, come ho scritto sopra: Stieglitz sosteneva che una fotografia poteva avere molti significati differenti  (o che il significato di una fotografia poteva avere differenti aspetti) per cui chiamava le sue foto di nuvole e altri soggetti comuni "equivalenti",  suggerendo che possedessero diversi significati alternativi che si equivalevano.
    White si ispirò a questo per  fotografare oggetti o paesaggi formando immagini astratte che  disorientavano, conducendo chi osservava,  nelle intenzioni dell'autore, in profondità, oltre la superficiale percezione del soggetto.
     
    [attachment=109060:minor-white-notom-utah1-web.jpg]
     
    Un paesaggio (?) Nothom, Utah
     




    • giu 27 2017 16:44
    • da Silvio Renesto
  2. Gabriele Basilico, misuratore di spazi

    L'idea di scrivere questo articolo mi è venuta dopo una chiacchierata con il mio amico Gianni, appassionato di fotografia urbana e grande estimatore di Gabriele Basilico. Incuriosito ho fatto delle ricerche e sono rimasto affascinato dallo stile di questo fotografo, così ho voluto approfondire la conoscenza e... condividerla con voi, sperando di trasmettervi la voglia di sapere di più su questo testimone del nostro tempo.
    Grazie quindi a Gianni.
     
     
    [attachment=103996:med_2012-05-08_fiorio-jpg.jpeg]
     
    Gabriele Basilico nasce a Milano nel 1944;  durante gli studi universitari si appassiona alla fotografia. Verso la fine degli anni sessanta complice un avventuroso viaggio in Iran,  inizia la sua carriera di fotografo.
     
     

    [attachment=103961:Gabriele-Basilico-Iran-1970_C_I-025.jpg]

     

    [attachment=103966:Klat_Gabriele_Basilico_Iran_1970_jugo15.jpg]

     

    Iran 1970

     
     
    [attachment=103972:cappadocia2-30x40_ph_gabriele_basilico.jpg]
     
     Dopo la laurea in Architettura al Politecnico di Milano (1973), si dedica completamente alla fotografia. Fotografa quasi solamente in bianco e nero (di solito su banco ottico) ed  inizia con temi di indagine sociale
     
     

    [attachment=103970:03-Gabriele basilico,Terni.jpg]

     

     

    [attachment=103971:gabriele-basilico-1_gal_autore_12_col_portrait.jpg]

     

     
     
    Ma suoi interessi principali riguardano il paesaggio urbano e industriale. Col tempo diventa  uno dei più affermati fotografi documentaristi europei. Realizza documentari fotografici e reportage sulle aree urbane, sul territorio, sull'architettura sia per  privati che per enti pubblici.
     
     
     
    Si afferma alla fine degli anni '70, inizio anni '80 con "Ritratti di fabbriche" edito da Sugarco,  un vasto reportage sulle aree industriali milanesi. E' l'unico italiano invitato nel 1984 a far parte di un progetto promosso dal governo francese per documentare i mutamenti del paesaggio contemporaneo (Mission Photographique DATAR).
     
     

    [attachment=103962:gabriele-basilico-02 (1).jpg]

     

    Le Touguet

     
     
    Nel 1990 gli viene conferito il “Prix Mois de la Photo” per la mostra e il libro Porti di Mare. 
    Seguono numerosi altri progetti fra cui spicca quello su Beirut,  segnata dalle devastazioni della lunghissima guerra civile.
     

    [attachment=103963:gabriele-basilico-beirut-libano-1991.jpg]

     

     

    [attachment=103965:108397-md.jpg]

     

     

     




    • gen 26 2017 15:04
    • da Silvio Renesto
  3. Nick Brandt: un grido per l'Africa

    Nick Brandt nasce nel 1964 in Inghilterra, studia pittura e cinematografia alla Saint Martin's School of Art. All'inizio degli anni 90 si trasferisce negli USA dove dirige alcuni video musicali di successo tra cui uno con Michael Jackson.
     
    [attachment=97964:55383d51d96aa_nick_brandt.jpg]
     
    Nel 1995, durante le riprese di uno di questi video (Earth Song) ambientato in Tanzania, si innamora della natura e degli animali d'Africa. Per alcuni anni cerca di trasmettere senza successo le sue sensazioni nei confronti di questa terra.
    Poi ha un'intuizione, esprimerà questo sentimento tramite la fotografia, ma una fotografia diversa.
     
    Brandt infatti sceglie di fotografare in un modo completamente diverso da quasi tutti gli altri fotografi naturalisti. Le sue immagini sono molto lontane dalla vivacità di colori e dal dinamismo che si incontra nella quasi totalità della fotografia naturalistica di oggi. 
     

    [attachment=97965:Nick-Brandt-Wildlife-Photographer-Male-and-Female-Lionjpg-700x466.jpg]

     

    Nick Brandt fotografa in bianco e  nero su pellicola medio formato e non usa teleobiettivi potenti perchè, secondo lui, sono di ostacolo nel catturare l'essenza degli animali, secondo Brandt, con gli animali è come con le persone, non puoi rivelarne la personalità con un ritratto  ripreso da lontano a loro insaputa.
    Devi essere vicino, presente (viene da chiedersi cosa faccia o cosa abbia per non venire mangiato dai leoni o calpestato da un elefante, come è successo ad altro fotografo famoso, Peter Beard, che se l'è cavata per un soffio).
    Afferma di amare le "sorprese" e le "imperfezioni"  della pellicola, come la luce interagisce in modo inaspettato con il negativo.
    Secondo lui le foto troppo perfette tecnicamente non necessariamente sono migliori o più interessanti.
     

    [attachment=97966:giraffes-crossing-lake-bed.jpg]

     

     
    Dal 2000 inizia il suo progetto fotografico: non documentare, ma celebrare, la bellezza, direi la grandezza, della natura africana minacciata di distruzione, per consegnarla alla memoria, prima che scompaia, nella speranza che qualcuno si muova per preservare almeno quel che ne rimane.
     
    Il suo lavoro si concretizza in una trilogia di libri i cui titoli formano in sequenza un'unica frase: "On This Earth", "A Shadow Falls", "Across The Ravaged Land" (ossia "Su questa Terra" "Si proietta un'Ombra", "Su di una terra devastata"), oltre a numerosissime mostre.
     

     

    [attachment=97967:nick-brandt_across-the-ravaged-land_elephants.jpg]

     

     

    [attachment=97968:Elephant-with-Baby_2706264k.jpg]

     

     

    [attachment=97969:20684012-origpic-3a66b8.jpg]

     
     
     
    Nel 2010 esasperato dal contrabbando di avorio, causa della strage degli elefanti, diviene co-fondatore della Fondazione Big Life, per la conservazione della fauna (e della natura) dell'Africa Orientale, a questo proposito scrive:"There’s little use being angry and passive. Much better to be angry and active." Ossia "serve a poco essere arrabbiati e passivi,. Molto meglio essere arrabbiati e fare qualcosa".
    Come non essere d'accordo.
     
     

    [attachment=97975:Nick-Brandt_TFM_00151.jpg]

     

    La "cosa"  bianca è un cranio di elefante.

     

     

    [attachment=97970:Rangers Holding Tusks of Killed Elephants 18inW.jpg]

     

     

    [attachment=97971:219256.jpg]

     

    Nel 2016 pubblica una mostra/installazione ed un  libro intitolati "Inherit the dust" (eredita la polvere) nella quale tramite una serie di imponenti foto panoramiche documenta l'impatto umano nell'Africa Orientale luoghi dove un tempo gli animali vagavano liberi, ora non più. In ogni location, pannelli a  grandezza naturale degli animali sono sovrapposti ad un ambiente di affollamento urbanistico, fabbriche, discariche e cave. 
     

     

     

    [attachment=97972:230017_mediamedium.jpg]

     

    [attachment=97973:QUARRY-WITH-GIRAFFE.jpg]

     

     

     





    • ago 15 2016 16:32
    • da Silvio Renesto
  4. La Stampa in Bianco e Nero

    La stampa in Bianco e Nero
     
    La stampa in BN i è considerata da alcuni, anzi da molti, la massima espressione dell'arte fotografica. Credo che le stampe a colori godano in realtà di pari dignità artistica, ma non c'è dubbio che il BN abbia qualche cosa in più, forse legato alle origini stesse della fotografia o forse alla partecipazione attiva dello spettatore che deve riempire con la propria anima lo spazio che non c'è e cioè il colore.
    Mi propongo di riassumere alcuni aspetti della stampa in BN che possano aiutare a comprenderla meglio e a scegliere tra le molte opzioni disponibili che si hanno quando si va a stampare un'immagine in BN.
    In coda troverete un'ampia analisi di 16 tra le più belle carte per stampa digitale prodotte da Canson e Hahnemühle, corredate ciascuna dello spettro di riflettanza misurato da me stesso. Per quanto ne so è una vera primizia sul web...disponibile per la prima volta direttamente su Nikonland!!
     
    Prologo.
    .
    Recentemente è scomparso un mio vecchio zio, artista e architetto famoso. Tra decine di scatole, cassetti e cassapanche piene di progetti, bozzetti e ricordi ho trovato alcune vecchie stampe.
    All'inizio non ho notato niente, ma poi guardando bene...chi è il bambino in piedi vicino alla Fiat 600 con la carrozzina sul tetto? ma sono io! e quella signora con una neonata in braccio? ma è mia mamma con mia sorella! sono fotografie che non avevo mai visto in vita mia!!
     
    [attachment=95262:Montagna Small.jpg]
    Ecco questa è la magia e il potere della fotografia stampata....un viaggio nel tempo verso un passato lontano tra persone che abbiamo amato e che non ci sono più. Per questo vi invito a stampare le vostre foto, analogiche, digitali, fast-print...slowprint...ma stampatele. Lasciate che un giorno fra 30-40-50-60 o più anni qualcuno possa sorprendersi e vivere un attimo unico e imprevisto.
    Il fascino intramontabile delle foto stampate
     
    1. Stampa in BN analogica vs digitale
     
    Questo articolo riguarda la stampa digitale ma è necessario fare un preambolo dedicato alla stampa analogica in BN e cioè a quella stampa ottenuto tramite ingranditore su supporti trattati con sali d'argento.
    La domanda che sento spesso è: è più bella una stampa analogica o digitale? quale ha i neri più profondi? quale è più neutra? quale dura di più?
     
    Chi scrive ha stampato per anni in camera oscura. Trovo inutile discutere se sia più bella l'una o l'altra; sono semplicemente diverse.
     
    Per quanto riguarda la profondità del Nero una stampa digitale su carta baritata può raggiungere valori incredibilmente scuri con L*=1.8-2 mentre una stampa analogica si ferma molto prima con L*= 8-9. Questo sfata una credenza popolare che vedrebbe i Neri analogici più profondi...ma sono appunto credenze popolari (come quella secondo cui Nikon farebbe le foto gialle ;))
     
    Un altro aspetto è la neutralità dei grigi e cioè l'assenza di dominanti. Questo è un aspetto fondamentale per la sensazione di qualità di una stampa. Non c'è niente di peggio di una stampa in BN che abbia dominanti, magari di colore diverso per diverse "luminosità" dei grigi.
    La neutralità di una stampa in BN è "garantita" dal suo stesso substrato, mentre in una stampa digitale dovrà essere il risultato di un profilo ICC estremamente preciso o di un driver in BN della stessa stampante anch'esso precisissimo.
    Torneremo più avanti su questa questione fondamentale, ma per ora basti dire che oggi è possibile ottenere stampe digitali in BN prive di dominanti, anche se solo i laboratori più attrezzati sono in grado di produrle.
    Per le stampe in BN di basso costo sarà inevitabile che ci siano  sostanziose e antiestetiche dominanti.
     
    Poi abbiamo la questione del numero di grigi stampabili. Teoricamente un processo analogico ha per definizione infinite sfumature di.... qualsiasi cosa e quindi anche di grigio in questo caso. La stampa digitale può contare su 16 bit teorici di profondità. In realtà questo numero è più basso ma...c'è un aspetto fondamentale che rende la stampa digitale quasi analogica e cioè il "dithering".
    Questo è un metodo che consente di creare una specie di rumore tra zone adiacenti di grigio rendendo il passaggio graduale e praticamente invisibile. In pratica, grazie al dithering, la stampa a 8 bit è pressoché indistinguibile da quella a 16 bit.
     
    Per quanto riguarda la durata delle stampe, le stampe analogiche in BN (non quelle a colori!) hanno una durata lunghissima nel tempo. Possiedo stampe di 100 e più anni che mostrano un bassissimo livello di ingiallimento.
    Le stampa digitali hanno avuto in passato un serio problema con la loro durata. L'introduzione degli inchiostri a pigmenti  ha risolto in toto questo problema e oggi una stampa digitale a pigmenti ha un'aspettativa di durata dell'ordine di 100-200 anni. Però le stampe in BN fatte del negozio sotto casa con inchiostri dyes vireranno presto la loro tonatlità e passeranno dal verde o magenta che hanno da nuove ;) a sorprendenti e imprevedibili tinte caleidoscopiche.
     
    Infine abbiamo la questione dei tipi di Carta da Stampa. La stampa Fine Art digitale può contare su splendide carte Matte prodotte con cellulose di cotone, lisce o variamente goffrate e su carte baritate che ricordano molto da vicino la carta baritata analogica. Baritata vuol dire che ha ricevuto un coating con uno strato di solfato di bario.
    Torneremo su questo aspetto nel corso dell'articolo.
     
    Concludendo questo paragrafo, io rispetto chi ama la stampa analogica e ritengo che  quest'arte debba essere preservata, ma credo anche che la stampa digitale sia cresciuta al punto da reclamare una sua propria nobiltà. Una stampa digitale Fine Art in BN oggi può suscitare splendide emozioni in chi la osserva senza lasciare nessun rimpianto per quelle analogiche.
     




    • mag 19 2016 19:55
    • da Spinoza
  5. Ricetta per un solo ingrediente - Valorizzare q...

    Andrea Zampieron aveva proposto alcune immagini di Comacchio QUI, ma la discussione si é concentrata su una in particolare.
    Mi ha passato il RAW, ma per motivi che ancora non mi riesco a spiegare il suo file XMP non va d'accordo con la mia copia di Lightroom. Non ho potuto quindi partire dalla sua PP, ma ho dovuto iniziare da capo.
    Insomma, la foto aperta in LR é questa:
    [attachment=87430:01 SAM_7638 ZeroED Adobe Profile.jpg]
     
    Ben esposta, con un sacco di dettagli. 
    Siccome conosco il luogo, non ho bisogno di andare a sbirciare i colori per sapere che un "filtro arancio" (digitale) mi aiuterebbe a tirare fuori un sacco di dettagli in piú, per partire con il piede giusto.
    Quindi:
    [attachment=87431:02 BW Mix.png]
     
    Ed ottengo questo:
    [attachment=87432:03 SAM_7638 ZeroED BWMix.jpg]
     
    Non mi soffermo molto sullo sviluppo generale. 
    I parametri che mi hanno soddisfatto sono i seguenti: 
    [attachment=87433:04 PP General.png]
    Notare, tra le altre cose, ancora una volta il WB cambiato rispetto allo scatto.
     
    Ottengo quindi questa foto:
    [attachment=87434:05 SAM_7638 PP NoMasks.jpg]
     
    SEGUE:
     




    • nov 23 2015 22:40
    • da andre_
  6. Ritratto in Bianconero - Ricetta dietetica

    Una ricetta alternativa per un risultato molti simile a QUESTO, giá degustato con il cuoco Spinoza. :) 
     
    Gli ingredienti sono gli stessi, con una foto scattata a pochi minuti da quella giá vista. Credo giusto il tempo di un cambio obbiettivo.
    Quindi un file di partenza di gran classe, con pochi aggiustamenti necessari.
     
    Apro tutto a zero, profilo Adobe Standard giusto per congruitá con l'altra foto, ed ho questo:
    [attachment=82398:Screen Shot 2015-08-04 at 16.46.06.png]
     
    Le luci sono giá bilanciate, ai neri serve poco o nulla, ma occorre aumentare di un poco la luminositá della pelle.
     
    Uso l'approccio che preferisco da quando Lightroom ha superato l'arcaico Luci/Ombre ed offre la possibilitá delle quattro regolazioni separate ed interconnesse. 
     
    Nel pannello di sviluppo in generale Adobe azzecca piuttosto bene la sequenza piú ovvia delle azioni. 
    Viene infatti naturale sistemare il WB, poi l'Esposizione, poi il contrasto, poi....
    Poi la sequenza proposta é Highlights -> Shadows -> Whites -> Blacks
    No, secondo me non ci siamo proprio.  :wacko:
     
    La mia, personalissima sequenza piú ovvia é qualcosa del tipo:
    Whites (+) -> Highlights (-) -> Contrast -> Blacks -> Shadows
     
    Con i primi due comandi che la fanno da padrone (di solito le ombre hanno meno problemi delle alte luci, per la generale tendenza a sottoesporre...).
     
    Quindi prima aumento i Whites, al limite esagerando un po', per avere la luminositá che cerco:
    [attachment=82400:Screen Shot 2015-08-04 at 16.46.33.png]
     
    E poi abbasso gli Highlights, per recuperare i dettagli nelle alte luci:
    [attachment=82401:Screen Shot 2015-08-04 at 16.47.04.png]
     
    E giá con questi due banalissimi interventi un'ottima foto come questa.. si illumina. :) 
    [attachment=82402:Screen Shot 2015-08-04 at 16.47.32.png]
     




    • ago 04 2015 17:18
    • da andre_
  7. Ricetta estiva per ritratti in Bianco e Nero

    Con questo caldo niente di meglio di una ricetta fresca per i nostri ritratti in Bianco e Nero.
    Niente di impegnativo come salse francesi ipercaloriche o lunghi procedimenti in Photoshop.
     
    Ingredienti:
    * 1 filetto crudo...cioè un file RAW di buona qualità, ottenibile dalla vostra fotocamera
    * 1 licenza d'uso di Lightroom
     
    Il gusto di Spinoza:
    Naturalmente è personale, come per tutti.
    Mi piacciono le salse leggere, i ritratti con la pelle chiara chiara e le lavorazioni in teglia fatte in modo da mantenere i sapori originali.
    Tecnicamente il piatto deve essere perfetto. Non ci devono essere aberrazioni cromatiche, bordi da sharpening, grana sgradevole.
    La lavorazione può essere complessa ma il risultato deve essere leggero e leggiadro, non deve apparire lo sforzo che l'ha prodotto.
    Nel BN prediligo ampie zone scure e chiare. Le testure fitte con gradienti netti non sono ingredienti che prediligo, bensì i gradienti lunghi e le alternanze geometriche se disponibili.
     
    Disclaimer:
    Lo scopo di questa lavorazione non sarà assolutamente quello di ottenere la tipica immagine di tipo "beauty", da pubblicare su Vogue, ossia la pesante salsa francese. Noi vogliamo qui ottenere un'immagine di tipo Fine-Art che non elimini eventuali difetti della modella come per esempio una leggera asimmetria, o il naso che potrebbe essere più fino o le labbra non perfette sul lato destro in basso. Questi "difetti" creano la personalità di un volto già bellissimo. Il brufolino sul mento invece lo toglieremo tranquillamente.
     
    Per questo articolo mi sono procurato un filetto RAW dal mio macellaio di fiducia e cioè Mauro che ha sempre un ottimo assortimento.
    In questo caso gli ho chiesto una bella testina.
     
    Appena arrivato a casa ho aperto il file RAW su Lightroom e l'immagine che ho ottenuto è la seguente, ossia il nostro punto di partenza:
     
    [attachment=82344:Raw Color.JPG]
     
    Sinceramente quando l'ho vista l'ho trovata già così "pronta" che ho pensato contenesse già un primo passaggio in padella di Mauro. Invece come vedete è tutto a zero e il profilo scelto è quello Standard di Adobe che secondo me in questo caso crea un ottimo punto di partenza mantenendo il volume del viso, mentre il profilo "Portrait" lo appiattisce in modo sgradevole. Quindi l'immagine è già bellissima così. Sicuramente merito della modella e di Mauro che si vede che non è l'ultimo degli sprovveduti (oddio, adesso mi licenzia!).
     




    • ago 04 2015 07:56
    • da Spinoza
  8. Vedere il bianco e nero in casa Nikon

    Nel primo capitolo di questa serie in evoluzione (questo) si consigliava di inquadrare sin dall'inizio il bianco e nero, vedendolo già in fase di ripresa, senza rimandare al dopo. Perchè, come vedremo in seguito, l'esposizione del b&n non è la stessa di quella del colore.
    Proprio per la diversa impostazione dei due modi di fotografare, per contrasti tra toni monocromatici - il b&n - per sfumature di colore l'altro.
     
    Con la pellicola tutto questo processo - magari più romanticamente, non saprei dire - si doveva immaginare.
    Magari cucinando a memoria le proprie ricette, conoscendo la pellicola che si usava, sperimentando il tipo di esposizione.
    Rimandando poi il tutto al processo in camera oscura. Per chi aveva la camera oscura. Demandando tutto quanto al laboratorio per chi non sviluappava e stampava in casa.
    Personalmente ho sempre provato zero-- interesse per le pratiche con i chimici e i bagni (ne avevo già abbastanza in laboratorio a scuola). E di fatto la mia esperienza con il b&n a pellicola è stata limitata a qualche rullino, pessimamente finalizzato dal laboratorio.
    E' solo con il digitale che mi sono potuto permettere la sperimentazione necessaria, acquisendo la sensibilità che ci vuole per arrivare la ... dove non ero giunto prima ;)
     
    Con il digitale e le macchine moderne possiamo impadronirci dell'intero processo, dalla misura delle esposizione, alla ripresa per arrivare a sviluppo e stampa.
    Senza mollare la presa nemmeno una volta.
     
    Se abbiamo una mirrorless le cose vanno ancora meglio. Perchè impostando la modalità "monocromatica" possiamo vedere già a mirino prima di scattare come sarà la foto risultante.
    Ma se abbiamo una reflex è lo stesso, solo più scomodo.
    Possiamo previsualizzare la scena in Live-View e dosare così l'esposizione.
    Oppure possiamo impostare l'anteprima automatica dopo ogni scatto e vedere la foto che abbiamo scattato.
     
    Sempre se abbiamo impostato la modalità "monocromatica".
     
    Questa modalità però è un pò troppo piatta per i miei gusti. In sostanza non è altro che la conversione piana dei colori al valore medio di grigio corrispondente.
    Insipida per lo più ma, soprattutto, sempre uguale.
    Provate per credere. Scattate una foto in jpg+RAW. Poi andate al PC, sviluppate il bianco e nero come piace a voi e confrontate il risultato con il jpg prodotto dalla fotocamera.
     
    Non siete d'accordo ?
     
    In casa Nikon però abbiamo una marcia in più rappresentata dai Picture Control, evolutisi con l'ultima generazione alla versione 2.0.
     
    Questi sono personalizzabili (quasi) a piacere ma soprattutto si possono creare Picture Control originali, esattamente come piace a noi.
     
    Come ? Con il software gratuito di Nikon : Capture NX-D scaricabile (qui) dal Nikon download center.
     
    Ovviamente é possibile elaborare anche i nostri Picture Control a colori ma in questa puntata ci concentreremo sul bianco e nero.
     




    • ago 04 2015 13:50
    • da Lieve