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La gestione del Colore ... rendere semplice ci? che sembra complicato -----

Submitted by: gpb01
Submitted: set 30 2010 10:20
Last updated: ott 02 2010 05:46
Category: Ripresa
Titolo : La gestione del Colore ... rendere semplice ci? che sembra complicato
Keywords : TUTORIAL COLORE .
La gestione del colore .... argomento molto delicato e, sembrerebbe, tra i pi? difficili da capire.


Chiunque si avvicini alla fotografia digitale prima o poi comincia a chiedersi "... ma perch? la stessa foto io la vedo differente in ufficio e a casa ?", oppure "... ma perch? la foto che stampo non ? uguale a quella che vedo a monitor ?" e finisce con scontrarsi (normalmente piuttosto duramente :) ) con cose come gli "spazi colore", i "profili" delle periferiche, ecc. ecc. per spesso finire con il rinunciare a capire !


Bene, in ci? che segue cercher? di fare un po' di luce su tutte queste cose che sembrano complesse, ma che in realt? sono abbastanza semplici, purch? si capisca la logica che c'? sotto.



Per capire i meccanismi che di seguito verranno illustrati occorre prima chiarire alcuni concetti di base.


Il colore ... cosa ? il colore ? Null'altro che ci? che il nostro cervello interpreta in funzione dei segnali luminosi che arrivano tramite l'occhio. In particolare, l'occhio umano ? sensibile a quei segnali luminosi che sono compresi tra una "lunghezza d'onda" di circa 400 nm (scendendo si va verso gli ultravioletti) a circa 700 nm (salendo si va nell'infrarosso) :


Immagine Allegata: cm_01.jpg



Dai ricordi delle scuole medie dovremmo sapere che la luce del sole ? "luce bianca" perch? comprende tutti i colori e che noi vediamo un oggetto di un determinato colore perch? quell'oggetto assorbe tutti i colori meno che uno, che ? appunto il colore di cui lo vediamo. E' facile quindi capire che il colore di un oggetto ? funzione della luce con cui lo illuminiamo, ma non solo ... il nostro cervello interviene spesso per aggiustare la situazione e farci vedere un certo colore sempre uguale anche in condizioni di luce differente.


Prendiamo un foglio bianco ... ad un'occhiata sommaria esso risulter? alla nostra vista bianco sia se siamo in strada sotto il sole, sia se siamo in casa con una luce ad incandescenza. Solo concentrandoci attentamente sulla cosa potremo scavalcare i meccanismi automatici del cervello (ad esempio quelli legati all'esperienza passata) e vedere che il foglio al sole ? di un bianco che ? diverso da quello sotto la lampadina ad incandescenza (la quale tipicamente emette una luce tendente al giallo).


Ogni fonte luminosa emette quindi una luce che ... spesso non ? affatto bianca :) Ad ogni fonte luminosa ? stato quindi assegnato un valore che ne rappresenta il colore. Per completezza diremo che il valore assegnato rappresenta la temperatura, espressa in gradi Kelvin (una scala diversa da quella che siamo abituati ad usare normalmente che ? quella dei gradi Celsius) a cui occorre riscaldare il "corpo nero" (un blocco di riferimento per queste misure) affinch?, divenuto incandescente, emetta una luce delllo stesso colore della nostra fonte luminosa.

Possiamo cos? dire che una candela ha una luce che ? attorno ai 2000 gradi Kelvin, una lampadina ad incandescenza attorno ai 3000 gradi Kelvin e la luce del sole attorno ai 5500 gradi Kelvin.


Abbiamo detto che normalmente il nostro cervello "aggiusta" le cose e ci fa vedere il mondo circostante del colore del quale ce lo aspettiamo. Purtroppo i sensori e tutta la logica che ? dento alle nostre fotocamere digitali non ? neanche lontanamente paragonabile alle potenzialit? del nostro cervello e quindi, se non istruiamo opportunamente la nostra fotocamera digitale, in funzione della luce con cui stiamo facendo una foto, avremmo dei risultati del tutto inaspettati con i colori completamente falsati.


La prima cosa che quindi dobbiamo apprendere ? ad effettuare ? quello che viene chiamato il "bilanciamento del bianco", che altro non ? che istruire la nostra fotocamera sul tipo di luce che illumina il soggetto.


L'operazione pu? essere fatta manualmente (cosa consigliata) o pu? essere demandata ad una apposita circuiteria che si trova all'interno della fotocamera selezionando "Auto WB" (cosa meno consigliata). La seconda scelta ? pi? rischiosa poich? non sempre la suddetta circuiteria ? in grado di capire bene il colore della luce che illumina il nostro soggetto.


Insomma, per chi lavora in RAW, suggerisco sempre uno scatto ad una "chart" di riferimento illuminata dalla stessa luce che illuminer? il soggetto (personalmente io uso le WhiBal card che trovate _QUI_), per chi lavora in .JPG suggerisco, se non si vogliono usare "chart" di riferimento, almeno di fare un buon bilanciamento del bianco con la procedura prevista dalla fotocamera.



Bene, abbiamo visto come definire il "colore" ed abbiamo capito la ragione della necessit? di un buon bilanciamento del bianco. Proseguiamo quindi con alcuni altri concetti teorici di base, sempre legati al concetto di "colore".



Come probabilmete tutti voi saprete esistono TRE colori, detti colori primari, con i quali, mediante il processo della "sintesi additiva" ? possibile ottenere qualsiasi colore nell'intervallo del visibile.

Questi tre colori sono il Rosso (Red), il Verde (Green) ed il Blu (Blue) ... da cui la sigla RGB e, sovrapponendoli parzialmente si ha un qualcosa simile a :


Immagine Allegata: cm_08.jpg



dove risulta chiaro che, nella zona centrale, sulla quale sono presenti tutti e tre i colori, si ha il colore bianco, mentre all esterno, dove nessuno dei colori ? presente, si ha il colore "nero".

Nelle zone di parziale sovrapposizione troviamo, invece, altri tre colori: rosso + verde = giallo, verde + blu = ciano, blu + rosso = magenta.

Questa ? la tecnica usata nei monitor per riprodurre i vari colori, ma ne parleremo pi? avanti.



Partiamo ora da un presupposto diverso; prendiamo il colore bianco e ... leviamo uno per volta i nostri tre colori mediante un processo di "sintesi sottrattiva". Avremo un qualche cosa di simile :


Immagine Allegata: cm_09.jpg



dove risulta chiaro che, nella zona centrale, dove sono assenti tutte e tre i colori si ha il "nero", mentre all esterno, dove nessuno dei colori viene tolto, si ha il colore "bianco". Dove elimineremo il Rosso otterremo il ciano (bianco meno il rosso), dove elimineremo in Verde otterremo il magenta (bianco meno il verde) e dove elimineremo in Blu otterremo il giallo (bianco meno il blu).

Questa ? la tecnica usata dalle stampanti per produrre i vari colori, ma ne parleremo pi? avanti.



Abbiamo accennato al fatto che la tecnica della "sintesi additiva" ? quella normalmente utilizzata dai monitor, mentre quella della "sintesi sottrattiva" ? quella normalmente utilizzata sulle stampanti.


Prima di proseguire chiariamo allora, a grandi linee, come funzionano questi due oggetti.



La maggior parte dei monitor, siano di tipo LCD che a tubo catodico, costruiscono il singolo pixel colorato che voi vedete sullo schermo illuminando, in realt?, tre punti, estremamente vicini da non essere ("quasi" per i video a tubo catodico) distinguibili ad occhi nudo, uno di colore rosso (Red), uno di colore verde (Green) ed uno di colore blu (Blue).


Immagine Allegata: pixel.jpg



Essendo i tre punti cos? vicini da non essere distinguibili ad occhio nudo, si avr? che, in funzione dell'intensit? di ogniuno dei tre, la nostra vista percepir? la loro somma e quindi un determinato colore.


In pratica in funzione del codice RGB ricevuto (una serie di tre numeri, normalmente in grado di rappresentare ciascuno un valore da 0 a 255), avremo che i tre punti saranno pi? o meno luminosi fornendo al nostro occhio l'idea di un singolo punto di un certo colore. Ad esempio, la tripletta 255,0,0 accender? al massimo il rosso e terr? spenti gli altri due quindi noi vedremo un punto rosso. Ancora, la tripletta 255,255,255 accender?. alla massima luminosit?, tutti e tre i puntini e quindi noi percepiremo un punto bianco. Seguendo la stessa logica ? facile comprendere che la tripletta 128,128,128 accender? a met? potenza tutti e tre i puntini ed il nostro occhio percepir? ... un punto grigio :)


Quindi : il colore che noi percepiremo per un singolo punto sul monitor sar? funzione della tripletta di numeri ricevuta da quest'ultimo, il quale illuminer? proporzionalmente i tre puntini che compongono il singolo punto.


Tutto molto semplice no ? ...

... gi? ... troppo semplice !!!


Ho detto che data una determinata tripletta RGB, esempio 252,167,76 accender? proporzionalmente i tre puntini e verr? percepita dal nostro occhio come un punto di questo Immagine Allegata: pixel1.jpg colore ... ma non ? detto che questo colore sia esattamente lo stesso sul mio e sul vostro monitor, anzi ... molto probabilmente, non lo ? affatto !!! :(


Differenze costruttive e differenze di regolazione di ogni singolo monitor fanno si che, la stessa tripletta RGB, generi punti di colori diversi tra monitor diversi. Vedremo in seguito che, per uniformare i colori dei nostri monitor, sar? necessaria una operazione di calibrazione.



Tutti i discorsi che abbiamo appena fatto per il monitor, si riportano tali e quali per le stampanti, con l'unica differenza che, essendo il supporto un inerte foglio di carta bianca e non una superficie che posso rendere luminosa a mio piacere, dovr? usare una tecnica diversa ... la "sintesi sottrattiva".


Quindi, partendo dal colore bianco del foglio (ovvero, come ora sappiamo, significa che il foglio non assorbe nessun colore, ma riflette completamente tutti i colori che compongono la luce che lo colpisce), applicando quanto abbiamo imparato sulla "sintesi sottrattiva" avremo che, ad esempio, sovrapponendo sullo stesso punto una gocciolina di Magenta ed una di Ciano (quindi evitando che vengano riflessi i raggi di questi colori) di pari dimensioni e volume , il nostro occhio vedr? quel punto di colore Blu !


E' chiaro quindi che la logica di funzionamento ? molto simile a quella dei monitor solo che si sfrutta l'assorbimento di certi colori invece che l'emissione !


A modulare le varie tonalit? di un colore, nel monitor avevamo l'intensit? di ogni singlo puntino, nella stampa abbiamo la dimensione ed il volume di ogni singola goccetta (b? ... si ... moooolto pi? complicato che accendere tre puntini luminosi).


Normalmente, se sullo stesso punto, la stampante mettesse tre goccette identiche, una Ciano, una Magenta ed una Gialla, dovemmo avere un punto che il nostro occhio vede come ... nero ! Purtroppo, problemi di precisione nella costruzione di tutta la meccanica fanno si che nella realt? questo non sia proprio vero (basta difatti un minimo disallineamento perch? non si veda pi? nero ma leggermente colorato), per cui sulle stampanti si ? introdotto un quarto colore ... il nero vero e proprio (con la sigla K) per meglio riprodurre le zone nere e grigie.


Nelle stampanti pi? evolute poi, si sono aggiunti altri colori, sempre per correggere le micro-imprecisioni e riprodurre i colori sempre pi? fedelmente.


Tutto ci? non toglie che il discorso fatto per i monitor non sia vero anche per le stampanti !!! Difatti, quasi certamente, alla stessa sequenza di numeri rappresentanti un determinato colore, su due stampanti diverse, il colore risultante non sar? lo stesso e che quindi anche le stampanti ... debbono essere calibrate !



Pi? avanti parleremo di come sia praticamente possibile effettuare sia la calibrazione del monitor che della stampante che ... del sensore ... si, avete capito bene, volendo si pu? calibrare la risposta del sensore della vostra fotocamera digitale in funzione della luce che illumina il soggetto (calibrazione utile quindi, essenzialmente, a chi lavora in studio con determinate luci).


Chiariti i concetti di base, possiamo addentrarci un po' di pi? nei dettagli.


Abbiamo visto che l'insieme dei colori ? rappresentabile in realt? a partire da soli TRE colori che, con un meccanismo di sintesi si sommano o si sottraggono per fornire il colore voluto. Abbiamo anche visto che, ad esempio nel caso del .JPG, questi tre colori sono rappresentati da una tripletta di numeri, ciascuno con valori compresi da 0 a 254, cio? 255 valori diversi di intensit? per ogniuno dei tre colori fondamentali. Se si moltiplica 255 x 255 x 255 si hanno le possibili combinazioni e quindi i possibili colori finiti rappresentabili con un .JPG e, per la precisione, 16'581'375 ! Tutto questo in teoria ...

... la realt? purtroppo ? diversa e gli oggetti fisici (monitor, stampanti, ecc. ecc.) non sempre sono in grado di riprodurre una cos? ampia gamma di colori.


Ogni periferica ? quindi in grado di acquisire (fotocamera digitale, scanner, ecc. ecc.) o di riprodurre (monitor, stampante) un determinato numero di colori e a questo numero di colori daremo il nome di "spazio colore" della periferica o "gamut".


Nel 1931 la CIE (Commission Internationale d'Eclairage), a seguito di uno studio sulla capacit? di percezione dei colori da parte dell'occhio umano, defini lo standard del primo spazio colore che, nella sua rappresentazione bidimensionale, ? il seguente :


Immagine Allegata: CIE.jpg



Nel 1976 questa rappresentazione bidimensionale venne rimpiazzata con un modello tridimensionale (CIELAB) in cui, l'asse verticale (z) rappresenta la "Luminosit?", l'asse delle ordinate detto asse "a" rappresenta da sinistra a destra l'intensit? del "rosso/verde", mentre l'asse delle ascisse detto asse "b" rappresente dall'alto al basso il "giallo/blu". Schematicamente :


Immagine Allegata: CIELAB.jpg



per cui uno "spazio colore" CIELAB, di una reale periferica, viene rappresentato oggi con una figura simile a questa (in realt? ? tridimensionale e pu? essere ruotata nello spazio) :


Immagine Allegata: 4800.jpg



di cui si nota chiaramente la forma irregolare frutto del passaggio ... dalla teoria (la possibilit? di rappresentare tutti i colori) alla pratica (quelli che realmente la periferica riproduce) :D


In particolare, ci tengo a sottolineare, che in questa rappresentazione il punto massimo (in alto) sulla scala della luminosit? L rappresenta il "punto del bianco", mentre il punto minimo (in basso) rappresenta il "punto del nero". La seguente illustrazione mostra bene questi due punti :


Immagine Allegata: cm_05.jpg




Continuiamo la nostra trattazione sugli "spazi colore" esaminando ora dei casi reali, mettendoli anche a confronto tra di loro.


Il profilo colore che segue ? quello che ho ricavato, attraverso uno strumento di calibrazione (cosa di cui parleremo pi? avanti), per uno dei miei monitor, un Samsung SyncMaster 204B :


Immagine Allegata: SyncMaster204B.jpg



mentre quest'altro e quello della mia stampante Epson StylusPro 4800 quando stampa su carta Epson Premium Glossy Photo Paper (attentione, nel caso delle stampanti, come dovreste aver capito dalla descrizione di come vengono generati i colori, il profilo colore ? pesantemente influenzato dal tipo di carta che si usa !) :


Immagine Allegata: Epson4800PGPP.jpg



Allora, cominciamo a confrontare lo spazio colore delle nostre periferiche reali con quello che normalmente selezioniamo sulle nostre fotocamere digitali che o ? sRGB o AdobeRGB98 ...

... immaginiamo quindi, per prima cosa, di aver scelto come spazio colore l'sRGB ed eccone il confronto con il monitor e la stampante :


Immagine Allegata: sRgbMon.jpg Immagine Allegata: sRgbPrt.jpg



come ? ben visibile, scegliere come spazio colore per una foto l'sRGB va bene finch? si visualizza a monitor (difatti l'sRGB ? quasi totalmente racchiuso nello spazio colore del mio monitor), ma non va bene come spazio colore da mandare in stampa poich? le perdite di colore (e le conseguenti riduzioni di colore) influenzerebbe negativamente il risultato finale !


Vediamo allora cosa succede selezionando invece lo spazio AdobeRGB98 :


Immagine Allegata: adobeMon.jpg Immagine Allegata: adobePRT.jpg



risulta evidente che la scelta dello spazio colore AdobeRGB98 migliora la situazione difatti, il monitor da me usato ? in esso interamente contenuto e quindi sfrutter? a pieno le possibilit? del monitor mentre, per quello che riguarda la stampante, ancora non la sfrutter? completamente (ci sono dei colori che essa ? in grado di riprodurre che non sono compresi nell'AdobeRGB98), ma sicuramente ho migliorato la situazione.


Quindi, se producete direttamente il .JPG in fotocamera ed effettuate poi le stampe delle vostre foto, vi coniglio di confrontare i possibili profili colore del vostro .JPG (sRGB e AdobeRGB98) con quelli del vostro monitor e della vostra stampante cos? da fare la scelta pi? opportuna.


Come effettuare questi confronti ???


Su Mac mi risulta ci sia un'apposita utility, per Win c'? ... un apposto sito Web : http://back.iccview.de/index_eng.htm dove, dopo aver installato un plug-in di visualizzazione nel vostro browser, potrete fare l'upload dei profili relativi al vostro hardware e confrontarli con gli standard !



Il discorso cambia parecchio se invece lavorate in RAW !


Come ricorderete dalla lettura di _QUESTO_ articolo sul RAW, normalmente i valori che rappresentano l'intensit? del segnale raccolto dalle cellette, vanno da 0 a 4095, il che significa che, dall'elaborazione su PC del RAW, invece di ottenere un JPG a 8 bit (0 .. 255 per ogni colore fondamentale, 255 x 255 x 255 = 16'581'375 colori totali) potr? ottenere qualche cosa che contiene moooolte pi? informazioni sfruttando i 12 bit che il RAW di permette di avere (0 ... 4095 per ogni colore fondamentale, 4096 x 4096 x 4096 = 68'719'476'736 colori totali) e salvando in un formato che non perde queste informazioni, come il TIFF16 (un formato in grado addirittura di memorizzare 16 bit per ogni colore fondamentale) con "spazio colore" ProPhoto (uno spazio colre estremamente ampio).


Confrontiamo ora il nostro spazio colore ProPhoto con gli spazi colore reali delle nostre periferiche prese come campione :


Immagine Allegata: ProMon.jpg Immagine Allegata: ProPRT.jpg



Risulta evidente la spropositata ampiezza dello spazio colore ProPhoto che, proprio grazie a questa ampiezza, include totalmente tutti i colori riproducibili dalle nostre periferiche permettendone cos? lo sfruttamento al 100% !!!



Bene, abbiamo visto che esistono degli spazi colore "predefiniti" (sRGB, AdobeRGB98, ProPhoto, ecc. ecc.) e gli spazi colore "reali" delle nostre apparecchiature, spazi colore che spesso non comprendono gli stessi colori e che sembrerebbe incompatibili tra di loro. Come funziona allora il meccanismo che mette assieme tutte queste cose ? Di nuovo si fa ricorso ad uno spazio colore ideale che chiameremo PCS (Profile Connection Space) e tutto viene normalizzato ad esso (In realt? il PCS ? basato o sul CIE-XYZ o sul CIE-LAB)!


Analizziamo questo schema :


Immagine Allegata: cms_ablauf_eng.gif



come si vede, il meccanismo software di gestione del colore altro non fa che, utilizzando le informazioni che trova all'interno dei "profili colore" (ossia quei files in cui ? matematicamente descritto lo spazio colore dalla periferica) effettuare delle trasformazioni VERSO e DA lo spazio colore di riferimento PCS.


Nel sistema di gestione del colore, che gestisce la conversione dei colori da uno spazio colorimetrico all'altro, ci? che determina con quali regole avviene la conversione ? detto "Intento di Rendering".


I vari "Intenti di Rendering" si basano su regole differenti per definire le regolazioni dei colori di origine. Ad esempio, i colori che rientrano nella gamma di destinazione possono rimanere immutati oppure essere corretti in modo da conservare l?intervallo originale di rapporti visivi una volta eseguita la conversione in una gamma di destinazione pi? ristretta. Il risultato della scelta di un intento di rendering dipende dal tipo di grafica presente nei documenti e dai profili utilizzati per specificare gli spazi colore. Alcuni profili garantiscono risultati identici anche con intenti di rendering diversi. Vediamo quindi gli intenti di rendering normalmente usati :


Percettivo

Consente di mantenere le relazioni visive tra i colori in modo che siano percepiti come naturali dall?occhio umano, anche se i valori effettivi dei colori cambiano. Questo intento ? ideale per le immagini fotografiche in cui sono presenti numerosi colori fuori gamma e corrisponde allo standard utilizzato nell?industria tipografica giapponese.


Saturazione

Consente di produrre colori brillanti a discapito della precisione cromatica. Questo intento ? indicato per la grafica aziendale, ad esempio per la realizzazione di diagrammi e grafici, in cui la vividezza dei colori ha la priorit? sulla precisione delle relazioni tra i colori.


Colorimetrico relativo

Consente di confrontare la luce pi? estrema dello spazio colore di origine con quella dello spazio di destinazione e di convertire tutti i colori di conseguenza. I colori fuori gamma vengono convertiti nel colore pi? prossimo riproducibile nello spazio colore di destinazione. Questo intento permette di conservare meglio i colori originali rispetto all?intento percettivo. Questo corrisponde allo standard utilizzato per la stampa in America del nord ed Europa.


Colorimetrico assoluto

Consente di lasciare inalterati i colori che rientrano nella gamma di destinazione. I colori che non rientrano nel gamut vengono tagliati. Non ? previsto alcun adeguamento dei colori al punto bianco di destinazione. Questo intento permette di mantenere la precisione cromatica a discapito delle relazioni tra i colori ed ? ideale per simulare l?output su una determinata periferica mediante prove colore. ? inoltre particolarmente utile per visualizzare in anteprima il modo in cui il colore della carta influisce sui colori stampati.


Quindi, poich? noi qui parliamo di FOTOGRAFIA, nella maggioranza dei casi vi consiglio di utilizzare nelle vostre applicazioni software (Photoshop, PaintShop, ecc. ecc.) l'Intento Percettivo !




Dovrebbe essere chiaro a tutti che il "profilo" di una periferica altro non ? che ? un file che descrive le sue caratteristiche di colore, e quindi contiene (tra le altre cose) anche le informazioni dei limiti del "gamut". I profili colore sono standardizzati da un ente che si chiama ICC (International Color Consortium), e, molte volte, li trovate indicati come profili ICC.


Una precisazione per? che a questo punto ? doverosa ? la seguente :


tutta l'architettura della gestione del colore, fatta di conversioni, trasformazioni di colori, intenti, ecc. ecc., funziona se e solo se i profili colori che si utilizzano sono veritieri e conformi alle periferiche reali, non ch?, nel caso delle stampanti, conformi anche alla carta utilizzata !



Chiarito questo possiamo ora vedere come ? possibile generare i profili colore per le nostre due periferiche principali : monitor e stampante.



Monitor

Nonostante esistano procedimenti basati solo sul software che permettono la calibrazione e quindi la creazione del profilo colore del nostro monitor, io non ne consiglio l'uso. Tali procedimenti software usano difatti come "strumento di misura" il nostro occhio che, purtroppo, ? soggetto alle manipolazioni dell'immagine che vede da parte del nostro cervello ... la qual cosa lo rende inaffidabile.


Non ci credete ?


Bene, osservate attentamente quest'immagine e valutate il grado di grigio delle due caselle A e B :


Immagine Allegata: checkershadow_illusion4full.jpg



all'apparenza sembra evidente che la casella A ? di colore grigio scuro, mentre la casella B ? di colore grigio chiaro !


Ne siete proprio sicuri ??? Non voglio rovinarvi la sorpresa, per cui sposto l'immagine successiva pi? in basso ...


pi? in basso ...


pi? in basso ...


pi? in basso ...


pi? in basso ...


pi? in basso ...


pi? in basso ...


pi? in basso ...


pi? in basso ...


pi? in basso ...


pi? in basso ...


pi? in basso ...


... bene guardate la stessa immagine, ma completata con due linee di riferimento dello stesso colore ed omogenee :


Immagine Allegata: checkershadow_proof4full.jpg



come potete rendervi conto da soli, in realt? le due caselle A e B sono esattamente dello stesso colore, ? il nostro cervello che, ingannato dalla situazione e dall'ombra del cilindro, ? convinto che la casella B sia pi? chiara e cos? ce la fa vedere !!!


Ancora convinti che l'occhio possa essere usato come "strumento di misura" ??? Spero proprio di NO !!!


Per fare una buona calibrazione del nostro monitor e creare un valido profilo colore per esso ci occorre quindi un vero strumento di misura, ovvero un colorimetro.


Il mercato offre svariati prodotti di prezzo molto variabile.


Il principio di funzionamento ? comunque molto simile per tutti. Normalmente si ha un "sensore" completo di una sua elettronica che si collega alla porta USB ed un software che colloquia con detto sensore.


Si applica il sensore di fronte al monitor e si avvia il software il quale, inviando al monitor una serie di quelle famose triplette RGB, ne registra il colore ottenuto tramite il sensore, lo compara con il colore di riferimento che quella tripletta dovrebbe generare e crea la tabella di conversione ovvero crea il "profilo colore" del nostro monitor includendo i limiti fisici che esso ha.


Un ottimo prodotto che mi sento di consigliare ? senz'altro lo Spyder2Pro Immagine Allegata: spyder2pro_1.jpg della ColorVision, prodotto che trovate _QUI_.

Di semplice uso e dotato di un bel software a corredo, permette la calibrazione e la creazione del "profilo colore" del monitor in pochi minuti.

Un'apposita utility, che viene avviata ad ogni ripartenza del vostro sistema, verifica quanto tempo ? passato dall'ultima calibrazione e, se ? il caso, vi rammeta che ? giunta l'ora di rifare la calibrazione, questo perch? l'invecchiamento del monitor altera la riproduzione dei colori.



Stampante

Il discorso per le stampanti ? un pochino pi? complesso.


Ricordiamo infatti che il "profilo colore" di cui stiamo parlando ? legato a quella particolare stampante, al driver di stampa configurato con certi parametri, ad un certo tipo di carta ed a certi inchiostri.


Cambiando anche una sola di queste variabili, cambiano le caratteristiche di colore della stampa, e quindi la realt? non ? pi? conforme con il profilo ICC che abbiamo prodotto con il risultato che ...quest'ultimo non serve pi? a niente.


Per questo tipo di profili purtroppo non esistono economiche soluzioni basate solo sul software (la cui affidabilit? ? comunque dubbia) ma o si usano i profili standard forniti dal produttore per ogni determinato tipo di stampante, con i suoi inchiostri e con determinate carte (ad esempio la mia Epson StylusPro 4800 arriva con 27 profili colore differenti) o si investe una discreta somma per aquistare un apposito sistema di calibrazione e creazione del profilo.


Il prodotto che personalmente consiglio (ed uso) ?, ancora una volta, fornito dalla ColorVision e prende il nome di PrintFix PRO Immagine Allegata: printfix_1.jpg ovvero un colorimetro USB (cio? un sensore con l'elettronica di collegamento alla porta USB) ed un apposito software di calibrazione.


Decisa la combinazione stampante/driver/inchiostro/carta il software fa eseguire una stampa di riferimento basata su un qualche cosa che somiglia a questo :


Immagine Allegata: cm_16.jpg



dopo di che con l'apposito colorimetro si va a leggere ogni quadretto. Il software confronta il colore letto con quello di riferimento e automaticamente crea il "profilo colore" per la combinazione in uso.


Un po' pi? lenta della calibrazione di un monitor, ma nulla di trascendentale ...

... se non il prezzo del prodotto che si aggira sui 500 ? (per? comprato una volta ci create tutti i profili colore che volete per ogni combinazione stampante/driver/inchiostro/carta), ma che, comunque, viene coperto dai soldi risparmiati in inchiosto e carta buttati via perch? le stampe hanno colori che non corrispondono alle nostre aspettative.



Sensore

In precedenza ho accennato alla possibilit? di calibrare anche il sensore della nostra fotocamera digitale.


Chiariamo subito che tale processo ? utile solo per chi lavora in studio con un set di luci ben determinato e dalla "temperatura" di bianco ben precisa. Se infatti la creazione di un profilo per una stampante ? legata alla carta (oltre che alle altre variabili), la creazione di un profilo per il sensore ? legata all'illuminazione.


La cosa che occorre per effettuare tale calibrazione ? una "scheda di calibrazione colore" che riporta una serie di colori la cui tonalit? ? certificata.


Personalmente uso la "ColorChecker Chart" prodotta dalla Gretagmacbeth :


Immagine Allegata: gmb_colorchecker.jpg



Fissata stabilmente la scheda e illuminata con la fonte di luce per cui si effettua la calibrazione del sensore, si scatta una immagine rigorosamente in RAW e si importa in Photoshop. A questo punto, la si da in pasto ad uno "script" installabile nel suddetto Photoshop, script di nome AcrCalibrator, che ? possibile scaricare _QUI_.

Alla fine di una lunga elaborazione lo script fornisce i valori di calibrazione che bisogna salvare ed inserire in Photoshop.


Ribadisco che questa calibrazione ? funzione dell'illuminazione, ad illuminazione differente corrispondono valori di calibrazione differenti. E' quindi uno strumento che utilizza chi lavora in studio.




Prima di concludere, vorrei accennare ad un ultima cosa ... il B/N (Bianco e Nero) nel digitale.


Da quanto fino qui illustrato, dovreste aver capito che ogni colore ? descritto dai tre valori RGB (o CMY per le stampanti) e che, in funzione di quanti bit compongono ogni singolo colore, si ha la gamma cromatica che ? possibile codificare.


Nel caso comune del .JPG sappiamo che ogni singolo colore ? espresso con un byte (ovvero 8 bit, ovvero 256 possibili valori: da 0 a 255) e sappiamo anche che 256 x 256 x 256 = 16'777'216 possibili sfumature di colore, un numero pi? che sufficiente per coprire tutte le sfumature riconoscibili dall'occhio umano.


Ma cosa succede quando un .JPG deve rappresentare un immagine B/N ?


Come sapete il bianco si ottiene con tutti i valori RGB al massimo, ovvero 255,255,255 ed il nero con tutti i valori al minimo, ovvero 0,0,0.

I valori di grigi intermedi si ottengono quindi con tutte quelle triplette in cui il valore R = G = B, esempio 100,100,100 oppure 127,127,127 ecc. ecc. Cosa significa questo ? Significa che la codifica RGB del .JPG permette di codificare SOLO 256 tonalit? di grigio, dal nero 0,0,0 al bianco 255,255,255 !


Non solo, anche utilizzando codifiche con pi? bit (es. il TIFF16) ci si scontra con la dura realt? dei monitor che, salvo andare su prodotti estremamente costosi, oggi sono tutti a 8 bit per canale e che quindi vanificano l'utilizzo di codifiche che permetterebbero una scala di grigi pi? completa.


Potete ben immaginare cosa significa tutto ci? !


Mentre un .JPG a colori ? in grado comunque di memorizzare pi? colori di quanti il nostro occhio sia in grado di distinguerne, l'immagine in B/N ? codificata con solo 256 toni di grigio che, se confrontati con le infinite soffici sfumature che pu? dare una VERA fotografia su pellicola in bianco e nero pu? dare, b? ... sono veramente ben poca cosa !


Tenetelo a mente ;)



Bene, a conclusione di tutto ci? vorrei fare delle considerazioni finali :


1) La gestione del colore per il fotografo che intende stampare da solo ? fondamentale: se non la si fa, i risultati sono sempre imprevedibili e fonte di enormi frustrazioni (e di costi, visti i soldi buttati in inchiostro e carta per stampe non riuscite).


2) Acquistare sempre un monitor di qualit?. Inutile prendere monitor tipo 16/9 adatti pi? a vedere i DVD che a fare del buon lavoro sulle fotografie. Acquistare piuttosto monitor 4/3 ma di rinomata fama (il massimo sarebbero gli Eizo di alto livello, ma ... pochi possono permetterseli)


3) Come per il monitor, anche la stampante deve essere di qualit?. Oggi ve ne sono di molto buone a prezzi abbordabili !


4) Acquistare subito un prodotto per la calibrazione del monitor !!! Se quelo per la calibrazione della stampante pu? attendere, quello per il monitor no !


5) Se non potete acquistare un prodotto per la calibrazione della stampante, almeno usate correttamente i "profili colore" che il costruttore vi mette a disposizione !


6) Se infine volete fare delle belle foto in B/N, magari provate a pensare se non ? il caso di un ... ritorno all'antico ! I risultati saranno senz'altro migliori.


Buon divertimento :)



Per commenti e domande su quest'articolo _QUI_


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