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Ricette d'immagini - dal pensiero allo scatto (1)


Esterno, giorno.

Spiaggia a sud di Arhus, tra opere d'arte moderna disposte qua e là sulla sabbia, nel mare, nel bosco e sui prati.

E' la rassegna annuale Sculpture by the sea.


Tempo estremamente ballerino: nuvole veloci che creano un cielo estremamente interessante ma costringono ad attese più o meno lunghe per avere il soggetto illuminato da un raggio di sole diretto.

Pena un'ovvia luce piatta che non riesce a valorizzare nessun volume, appiattendo qualsiasi opera.


A titolo di esempio, due foto dello stesso soggetto fatte ad un paio di igorni di distanza. Una con il cielo delle successive, e l'altra in pieno sole con un cielo "piatto" e completamente azzurro:


Immagine Allegata: 1.jpg Immagine Allegata: 2.jpg

Della serie: non sempre si può avere tutto.


In questo contesto mi avvicino ad un'opera che mi colpisce abbastanza: una moltitudine di sagome di legno, a stilizzare delle figure umane. A grandezza più o meno naturale (alte pressapoco un metro e sessanta), poste su uno stretto lembo di sabbia ed erba tra la battigia ed il bosco.

Insomma, ad una decina di metri l'opera si presentava così:



Immagine Allegata: 3.jpg




Già la visione d'insieme mi ha intrigato, e tra le varie angolazioni possibili ho scelto questa perché mi é sembrato che descrivesse nella maniera migliore non solo le sagome, ma anche l'ambiente circostante, facendo intuire tutto quanto c'era intorno.

Il punto di ripresa, alto quanto me e quindi appena più alto delle figure in legno, ha sacrificato appena la prospettiva (esagerando la pendenza del primo della fila, già non dritto di suo), ma ha raggiunto lo scopo che mi ero prefissato. E cioé di mantenere la maggiore superficie possibile di spiaggia, alzando l'orizzonte per "immergere" gli omini in mare.

Foto descrittiva, quindi, che ha necessitato di un diaframma chiuso abbastanza da rendere "tutto a fuoco" senza giocare su piani sfocati e nemmeno su prospettive particolari.

50mm f8: per la foto più "piatta" ed oggettiva possibile.


La prima foto, a distanza, mi ha decisamente soddisfatto (più di quella scattata dallo stesso punto di ripresa ma a diaframma aperto - f4 - che ha "confuso ma non abbastanza" gli omini più lontani).

Ma la disposizione delle sagome si prestava decisamente ad una ripresa più personale: ravvicinata e che esaltasse magari solo un piccolo particolare.

Da qui la decisione di "entrare" nel gruppo in fondo alla coda, senza (ab)usare della disposizione in fila delle prime sagome (banale, forse).


Tre le considerazioni che mi hanno portato alla foto finale:

- Scelta della prospettiva, e quindi della focale.

Scartata l'ipotesi teleobbiettivo, per la disposizione che avrebbe costretto la ripresa di una sola "testa", il dubbio é stato se mantenere la prospettiva naturale dell'occhio oppure cercare delle figure intere da un punto che rendesse bene l'idea dell'"essere tra la folla di omini".


Ho scelto la prima possibilità, perché i grandangolari che avevo a disposizione (20, 28 e 16mm) mi avrebbero comunque costretto ad un punto di ripresa molto basso, e quindi all'esaltazione di quella che voleva rappresentare la nudità degli omini ma che non era la mia intenzione (e nemmeno quella dell'autore, mi pare). Inoltre probabilmente avrei perso il senso della "folla di esseri umani", deformando ulteriormente quelle che già erano delle sagome stilizzate.


Ancora il "normale", quindi, valorizzando la ripresa restando vicino e sacrificando l'interezza della figura, ripiegando su un mezzobusto o "piano americano".


- Scelta del punto di ripresa, forse una diretta conseguenza della focale usata.

Per mantenere l'idea della figura umana, con un 50mm avrei dovuto allontanarmi troppo per inserire l'intera sagoma (quindi "usendo dalla folla", e non era mia intenzione).

L'alternativa, come detto, era il mezzobusto.

Quindi, per il mio metro e ottanta ha significato abbassarsi leggermente, ma nulla di più.


- Scelta dello sfocato.

Un 50mm permette ancora di ottenere un'ottima DoF. Se aggiungiamo che il tempo (con il sole) permetteva di scattare a mano libera in assoluta sicurezza con praticamente qualsiasi diaframma disponibile, c'era solamente l'imbarazzo della scelta.

Scelta che é caduta su qualcosa di simile alla TA.

Non esaltare la tridimensionalità offerta dal 50mm f1.4 sarebbe stato un delitto, e la vicinanza del soggetto permetteva di avere sfocati sia davanti che dietro al piano di messa a fuoco.

Da lì... la luce mi ha impedito di scattare a TA (cosa che comunque per mia abitudine faccio estremamente di rado), ma l'ottomillesimo di secondo permesso dalla D700 mi ha consentito di scattare ad f2, con l'effetto desiderato.


Viste le condizioni, un diaframma intermedio come f4-5.6 sarebbe stato il classico "ne carne ne pesce", mentre chiudere al massimo avrebbe si permesso di mettere a fuoco tutte le sagome, ma lo sfondo non sarebbe stato perfettamente definito (ma nemmeno sfumato come nella foto finale).

Primo scatto


Immagine Allegata: 4.jpg




Seguendo per intero tutti i ragionamenti fatti.


Soggetto principale (perfettamente a fuoco) in primo piano, altre sagome indistinte dietro e sfondo molto sfocato ma in cui sono riconoscibili bosco, erba e sabbia.


Ma:

Lo sfondo é troppo "invadente", soprattutto nella parte destra dove la sagomina sfocata male si amalgama con l'ombra degli alberi, con un contrasto generale eccessivo.


Quindi, a mio personale giudizio, carino ma molto perfettibile.


Secondo scatto, definitivo


Immagine Allegata: 5.jpg



Ancora, tutte le ipotesi sono verificate. Ancora 1/8000 ad f2 con il 50mm


Due cose sono differenti dal precedente, ed a mio parere rendono un effetto molto migliore.

La prima, di impatto diretto, é lo sfondo. Sacrificando completamente l'idea di mantenere la descrizione di ciò che stava intorno, uno sfondo più omogeneo ha reso decisamente più piacevole il bokeh, recuperato l'idea del mare con le differenti sfumature di azzurro (ed ll verde residuo é decisamente meno invadente del precedente) valorizzando le figure di legno.

Sono lo stesso numero della foto precedente, più o meno, ma questa volta si distinguono maggiormente tra loro.


E, seconda cosa, spostando il punto di messa a fuoco su un secondo piano ho recuperato molta tridimensionalità.

La terza figura é quella a fuoco, mentre la seconda é perfettamente riconoscibile ma - soprattutto una volta stampata - é palesemente fuori fuoco.


Un paio di diaframmi in più avrebbero uniformato la definizione della seconda e terza figura, perdendo molto dei differenti piani.



Nota tecnica

Come detto, D700+50mm f1.4, 1/8000 @ f2.

WB impostato su "Sun", e come al mio solito lettura esposimetrica Media ponderata.

Per esperienza non ho inserito nessuna compensazione nell'esposizione, anche se il soggetto normalmente lo avrebbe richiesto.

Se ci fosse stato il cielo limpido, avrei sovraesposto di almeno 2/3EV.


Ma in questo caso volevo salvaguardare le alte luci nelle nuvole, per cui il RAW ottenuto era leggermente troppo scuro (come ci si aspetta da una foto senza compensazione ad un soggetto chiaro come quel legno ed a delle nuvole illuminate dal sole), ma non c'erano aree bruciate.


Ho alzato quindi il comando luminosità, mantenendo basso (di default) il contrasto, ignorando completamente il comando "Esposizione" di LightRoom.

In questo modo viene salvaguardato il livello di massima luminosità (che invece si sarebbe alzato intervenendo sull'esposizione, tanto in fase di scatto quanto in PP) ma viene esaltata la luminosit? generale dell'immagine.


Come detto, niente maggiore contrasto (che sacrifica particolari nelle alte e basse luci) ma un po' di "Clarity", che esalta solamente i contorni dei soggetti.

Chiamata anche "il lato intelligente del contrasto"


Senza voler entrare "di peso" nel tema della PP (che merita un discorso a parte e che esula da questo ragionamento), vale la pena di fare vedere come si presenta l'immagine appena scattata.

E quindi come é stata "pensata" al momento della realizzazione:

Immagine Allegata: 6.jpg




E la versione finale (che é quella messa più in grande èoù sopra) non si discosta, ma ? direttamente derivata senza nessuna alterazione delle carateristiche tecniche dello scatto iniziale:




Immagine Allegata: 7.jpg




Tutto qui.

a_


6 Comments

Lo avevo letto a suo tempo ed ora posso finalmente commentarlo.Un esempio di come una foto, qualsiasi sia, vada sempre studiata. Si vede la situazione, si studia la composizione e poi si verifica se le aspettative sono state rispettate. E' estremamente importante per dimostrare che l'immagine non deve essere casuale, se no diventa una, magari bella, istantanea del tutto occasionale.Quello che differenzia un fotografo da un turista ? "solo" questo.Almeno secondo il mio modestissimo punto di vista.
Giovanni
Foto
~ Fabio Desmond ~
lug 13 2010 09:01
Credo che ora come ora si stia molto perdendo il concetto di "composizione" dando maggior importanza a fattori come la pp o la qualit? pura dell'immagine.

Trovo quindi in questo articolo il vero insegnamento della fotografia, la ricerca di una composizione ? proprio espressione di quello che pensa il fotografo... non ? solo un lato tecnico.


Grazie andre_, spero di leggere ancora articoli del genere :)
La prossima ambientata in Bretagna?

(Andrea al momento ? in vacanza in Francia...chiss? se tra una pausa e l'altra...scherzo...magari ci sta leggendo: buone vacanze!)

L'articolo ? molto bello perch? descrive tutte le pensate che avvengono dall'attrazione da un soggetto, alla visione dello stesso, dai tentativi di rappresentazione e della lotta per arrivare a quello che ci si ? prefigurati.
pensate ed azioni che avvengono in un tempovariabile tra i 2 minuti quando va tutto di posteriore a ore e ore...
Foto
danighost
lug 13 2010 13:29
Ho letto anche io l'articolo, tempo f?, io sono un fautore della composizione fotografica, ritengo che il 50% di una foto la faccia la composizione, il restante 50% la luce, anche al recente corso di fotografia da me condotto, ho pi? volte sottolineato l'importanza della composizione fotografica, una volta imparata quella si passer? a studiare la luce e a cercare quella voluta.

Per migliorare la composizione fotografica ho seguito un consiglio su altro forum, uscire con una macchina a pellicola e un'ottica fissa, di mio ci ho aggiunto l'uso del cavalletto per ogni singolo scatto, anche in pieno giorno e a tempi di sicurezza, questo l ho imparato facendo le prime foto all'infrarosso, con filtro esterno, l? sei costretto ad usare il cavalletto.
Foto
Paolo Tagliaro
lug 16 2010 10:34

Lo avevo letto a suo tempo ed ora posso finalmente commentarlo.Un esempio di come una foto, qualsiasi sia, vada sempre studiata. Si vede la situazione, si studia la composizione e poi si verifica se le aspettative sono state rispettate. E' estremamente importante per dimostrare che l'immagine non deve essere casuale, se no diventa una, magari bella, istantanea del tutto occasionale.Quello che differenzia un fotografo da un turista ? "solo" questo.Almeno secondo il mio modestissimo punto di vista.
Giovanni


Quoto ed ? proprio quello che apprezzo e vorrei perseguire: oltrepassare quei limiti di superficialit? che da perenne "turista" rende consapevoli di quanto si sta facendo.

L'articolo ? molto bello perch? descrive tutte le pensate che avvengono dall'attrazione da un soggetto, alla visione dello stesso, dai tentativi di rappresentazione e della lotta per arrivare a quello che ci si ? prefigurati.


Ho sempre cercato di capire e carpire cosa passa nella testa dei fotografi per arrivare a certi risultati.
E' forse l'unico articolo letto fino ad ora che spiega completamente come ? nato lo scatto seguendo tutte le tappe: dal messaggio alla scelta dell'ottica, dalla tecnica alla post produzione: "Nikonland is different".

Saper descrivere minuziosamente i vari passaggi denota lucidit? e consapevolezza, due abilit? che vanno acquisite e praticate per muovere i primi passi nella metamorfosi da turista a fotografo.

Spero che questo sia solo il primo articolo di una lunga serie.
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