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[cultura fotografica] Wabi Sabi, la bellezza dell'imperfezione.

Inviato da Silvio Renesto , 15 gennaio 2017 · 2214 visualizzazioni

cultura fotografica Giappone
[cultura fotografica] Wabi Sabi, la bellezza dell'imperfezione.

Ci sono molti aspetti delle culture dell'estremo Oriente (cucina esclusa!) che mi attraggono. Uno di questi è "Wabi Sabi".
Le due parole esprimono un modo di intendere la bellezza legata alla transitorietà ed all'imperfezione, cosa  un po' strana secondo i canoni occidentali. 
 
Tradurre i due termini è difficile. Wabi in origine era la malinconia e la solitudine della vita nella natura.  Sabi ha la stessa radice di "arrugginire", quindi indica l'imperfezione, l'impermanenza e la consunzione.  Tutto ciò che è naturale, grezzo, remoto  suscita un senso di serena malinconia e desiderio nostalgico, è Wabi e ciò che reca la patina e i segni dell'età è Sabi. A partire dal 1300 il significato è stato reso meno triste e  più ampio: Wabi viene riferito ora ad  una bellezza semplice,rustica, sia di soggetti naturali che di opere dell'uomo. Si riferisce anche alla presenza di difetti e irregolarità dell'oggetti, che lo impreziosiscono con l'idea della imperfezione.  Sabi è divenuto la malinconia, serenità e la bellezza che viene dal passare del tempo, in cui la storia dell'oggetto è raccontata proprio  dalla sua consunzione.
Il concetto che deriva dal Buddhismo: l'esistenza sia fondata sulla impermanenza (nulla rimane uguale) la sofferenza e il vuoto o assenza di un sè. Quindi niente dura per sempre, niente è finitoin sè e niente è perfetto.  Ma proprio perchè tutto è così effimero che è anche così prezioso, e bisogna apprezzarlo nell'istante in cui è, perchè poi non sarà più.
Non per nulla uno dei temi artistici più amati in Giappone è il fiore di ciliegio  che, bellissimo, appena sbocciato già comincia a perdere i petali.
Il concetto di Wabi Sabi ha anche legami con lo Zen, ma non è questo il posto per approfondire oltre. 
 
 
Fra le arti maggiormente influenzate da Wabi Sabi abbiamo ad esempio certa pittura Zen, dove conta l'eleganza dell'immediatezza del tratto  e non la precisione, i giardini, soprattutto i giardini  Zen, con i loro massi  muschiosi, la Ceramica Raku (con la cottura in povertà d'ossigeno e la creazione ad arte di crepe) gli utensili della cerimonia del tè, e così via.
Parentesi: molto spesso queste creazioni artistiche "naturalmente imperfette" sono tutt'altro che spontanee, ma minuziosamente studiate per "dare l'idea" del casuale, naturale e disordinato.
 
 
 
L'estetica di Wabi Sabi  si è provata a tradurre anche nella fotografia, che dovrebbe catturare questa particolare bellezza in modi diversi: può riprendere oggetti o soggetti dalla bellezza modesta, oppure invecchiati o consumati, oppure aggiungere in ripresa o in postproduzione degli effetti che suscitino quelle sensazioni.
 
Molti fotografi giapponesi si ispirano al concetto di Wabi Sabi, o dicono di farlo. Un bell'esempio lo trovate qui nel sito di Tim Wong:
 
 

Immagine Allegata

 

Mystic di Tim Wong

 
 
Tra i più conosciuti Moriyama Daido:
 

Immagine Allegata

 

 

e Shomei Tomatsu
 
 

Immagine Allegata

 

 

 
 
Qualcuno ci mette anche Nobuyoshi Araki.
 
 
A mio modesto parere, alcune loro foto,  come quelle sopra mostrate possono essere senz'altro definte Wabi Sabi, ma in altri casi secondo me diventano troppo forti:
 
 

Immagine Allegata

 

 

Immagine Allegata

 

Questa è una bottiglia deformata dallo scoppio della bomba atomica esplosa su  Nagasaki

 
 
Sempre  secondo me, una certa  delicatezza dovrebbe essere sempre presente nel Wabi Sabi.
 
 
Numerosi fotografi occidentali si rifanno all'estetica Wabi Sabi, ad es questa fotografa recensita  nel sito del San Francisco Zen Center.
 
Un'altra foto, presa da Outsider Japan.pbworks.com:
 

Immagine Allegata

 
 
 
 
 
 
Concludo questa mia chiacchierata con una indegna galleria di mie immagini ispirate al tema,  che trova profonda assonanza in me (altrimenti non ne avrei scritto :)).
 
 
 

Immagine Allegata

 

 

Immagine Allegata

 

 

Immagine Allegata

 

 

Immagine Allegata

 

 

Immagine Allegata

 

 

Immagine Allegata

 

 
E poi, se non sono Wabi Sabi i fossili, che cosa lo è :)  ?
 

Immagine Allegata

 

Corso Vittorio Emanuele a Milano, Ammonite nella pavimentazione stradale, sotto la pioggia.

 
 
 
 
 
Silvio Renesto per Nikonland
 
 
 






Molto interessante, mi piace molto la foto della rosa, perfettamente in linea con il testo.

Unica nota c'è uno strano alone dietro, probabilmente la compressione  lo ha rovinato.

E' un punto di vista interessante che mette in evidenza la tua sensibilità, Silvio.

 

Ma secondo me non è una prerogativa dell'(estremo) Oriente :

 

13/02/2013 - Michel Comte : elogio dell'imperfezione - autore : Mauro Maratta

Foto
Silvio Renesto
gen 16 2017 14:05

Grazie a entrambi.

Sono d'accordo con te  Mauro. Probabilmente i Giapponesi, lo hanno calato maggiormente in più aspetti del'estetica, ad esempio giardini e ceramiche "rotte apposta" ;)., Ma se parliamo di arti figurative ci sono esempi un po' ovunque che, anche se non definiti Wabi Sabi, sono nello spirito.

 

E sì Paolo, c'è  un brutto alone, che non si vede nelle foto non ridotte :( :( me ne rendo conto ora. 

Mi è piaciuto davvero molto leggere questo tuo scritto, molto interessante.

E complimenti per lo scatto della rosa, molto riuscito e sicuramente ispirato... bene!

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